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sabato 11 febbraio 2012

Machete Kills. Rodriguez annuncia che nel film ci sarà anche il fake trailer di Machete Kills Again...In Space!

Scolatevi qualsiasi cosa trovereste nei peggiori bar di Caracas, perchè questo aggiornamento non va letto da sobri. Comingsoon.net ha pubblicato il primo sales Poster di Machete Kills, che servirà a promuovere il film in occasione dello European Film Market. Come già vi ho segnalato in una precedente News (eccola QUI), le riprese del film dovrebbero partire il prossimo Aprile con la regia di Rodriguez. Quest'ultimo ha aggiunto un dettaglio che io definirei geniale: in Machete Kills ci sarà un fake trailer in stile Grindhouse del terzo capitolo, che si intitolerà Machete Kills Again...In Space!




Ho usato la parola 'fake' perchè non sarà composto da scene realmente girate per il sequel; si tratterà infatti di un trailer come quello del primo Machete presente in Grindhouse. In parole povere: se Machete Kills dovesse andare bene nei cinema, allora vedremo il killer messicano spaccare teste nello spazio profondo in un nuovo sequel, altrimenti rimarrà solo un video divertente incluso nel film.



Machete è stato ingaggiato dal Governo degli Stati Uniti per una missione che sarebbe impossibile da portare a termine per qualsiasi essere umano. Machete deve infatti giungere in Messico per vedersela con un folle leader del cartello di narcotrafficanti e con un eccentrico milionario che ha pianificato di far scoppiare una guerra sulla Terra tramite una potente arma spaziale. Per scongiurare questo folle obiettivo, il nostro eroe tatuato anchehttp: nel midollo radunerà un piccolo esercito di valorosi uomini.

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domenica 1 gennaio 2012

finalmente maggiorenni film


Se in Italia abbiamo dovuto assistere all’incredibile boom de I Soliti Idioti, agli inglesi è probabilmente andata peggio con The Inbetweeners Movie, diventato Finalmente Maggiorenni per i cinema italiani. Tratto da una celebre sit-com britannica della E4, il film è infatti riuscito nell’impresa di incassare 45 milioni di sterline (oltre 70 milioni di dollari), dopo esserne costato poco più di 3. Un caso da ‘record’, tanto da battere all’esordio ‘cult’ commedianti come Bridget Jones 2 e Una notte da Leoni 2.

Prendendo forza dal successo televisivo, i produttori di The Inbetweeners hanno con coraggio osato portare al cinema i 4 adolescenti protagonisti, senza censurare nulla e nessuno. Perché Finalmente Maggiorenni è un concentrato di irriverente volgarità che trasformerebbe Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio in due monachelle di clausura. Tralasciando l’originalità della trama, che vede quattro amici sfigati, bruttini e ovviamente vergini partire per un’isola greca alla fine del liceo, a contraddistinguere il prodotto inglese da un possibile ‘clone’ italiota è l’assoluta ‘tranquillità’ con cui si è dato sfogo alle situazioni più becere, sboccate e sessualmente esplicite.

Nell’anno in cui i ragazzacci di American Pie tornano in sala con la tanto attesa ‘reunion’, in Inghilterra hanno infatti deciso di anticiparne i tempi, confezionando un prodotto talmente facilmente attaccabile dal risultare ‘calamitante’ agli occhi di milioni di adolescenti. Perché tutto il mondo è paese, e di ’soliti idioti’ ne è pieno l’Universo…

Finalmente Maggiorenni: Recensione in Anteprima

Will, Neil, Simon e Jay sono quattro diciottenni che vivono la loro vita sociale in modo alquanto travagliato. Perché sono sfigati, bruttini, derisi dal resto dei compagni di classe e soprattutto ancora vergini. Trascinati dall’ormone letteralmente impazzito, i quattro decidono di partire dal grigiore del Sud dell’Inghilterra per andare in vacanza nella soleggiata isola di Creta. Sognando 14 giorni di sesso, alcool, mare, sesso, tette, alcool, sesso, culi, alcool e ancora sesso.

Tutto qua? Tutto qua. Perché spesso non servono idee chissà quanto innovative per partorire prodotti capaci di dominare il botteghino inglese per oltre un mese, annientando blockbuster hollywoodiani a suon di parolacce e volgarità varie. Con The Inbetweeners Movie, acquistato dalla Eagle, in arrivo nei cinema nostrani il 4 gennaio e diventato molto più semplicemente Finalmente Maggiorenni, tutto questo è infatti diventato realtà.

Raschiando il fondo delle idee di base, gli sceneggiatori Iain Morris e Damon Beesley non hanno fatto altro che prendere Simon Bird, Joe Thomas, James Buckley e Blake Harrison, idolatrati protagonisti della sit-com, e portarli dal piccolo al grande schermo. Aumentato il budget a disposizione, e con un diverso taglio registico, ovviamente più ampio e meno televisivo, il ‘director’ Ben Palmer si è concesso il lusso di premere sull’acceleratore dell’esplicita e voluta irriverenza, fregandosene altamente di possibili ‘divieti’ una volta approdato in sala. Facendo centro.

Perché se i risultati al box office sono stati a dir poco stupefacenti, anche la critica di casa sembra aver apprezzato il lavoro svolto da Palmer, tanto da dare l’implicita via libera ad uno scontato capitolo 2. Peccato che numeri positivi a parte il film sia qualitativamente parlando estremamente ‘poca cosa’. In certi momenti straordinariamente divertente, questo è innegabile, grazie ad una serie di battutacce indicibili e ad una miriade di sketch che farebbero arrossire persino Rocco Siffredi, ma di una banalità sconcertante. Tutto ciò che accade è facilmente intuibile, per poi giungere ad un finale semplicemente ‘fastidioso’, perché trascinato da un surreale happy ending che tradisce la forzata irriverenza vista sul grande schermo fino a pochi minuti prima. Chiamati a maturare, abbandonando l’età del liceo per affacciarsi alla vita universitaria, i quattro monellacci protagonisti finiscono per rafforzare la loro amicizia, concedendosi l’estate più incredibile della loro vita.

Accompagnato da una potente e ricca colonna sonora ‘dance’, ed ‘aiutato’ da una località estiva tanto affascinante quanto ‘bollente’, Finalmente Maggiorenni conferma la forza del cinema adolescente in salsa più adulta, attraverso un film che se prodotto in Italia sarebbe stato massacrato dalla stampa nazionale, spesso incapace di misurare i cambiamenti cinematografici in atto, vomitando sentenze solo e soltanto perché ‘tricolore’. Difficile se non impossibile il doppiaggio, vista la quantità industriale di ‘fuck’ e ‘pussy’ presente in lingua originale, per un titolo tutt’altro che desideroso di lasciare impronte qualitativamente alte sul piano cinematografico, essendo nato solo e soltanto per divertire e far ridere. Riuscendoci appieno..cineblog

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giovedì 29 dicembre 2011

Tokyo Species


Nel 1995 uscì nei cinema Species, uno Sci-fi Horror che ottenne al tempo un discreto successo, tanto da convincere i produttori a realizzare ben tre sequel, quasi tutti destinati al mercato Home Video. Il film ci mostrava l'alieno non come un mostro spaventoso, bensì come una sexy predatrice di uomini, una sorta di mantide religiosa proveniente dallo spazio profondo. Ricapitoliamo quindi: aliena, sesso, horror. Ecco ora immaginatevi questi elementi portati all'eccesso in uno Sci-fi splatter giapponese, sostituite l'extraterrestre con una scolaretta in gonnella, abbassate il budget quasi allo zero...ed avrete il film di Nozomu Sasaki: Tokyo Species.

Michiko è una studentessa che un giorno decide di togliersi la vita. Il suo corpo viene però usato come guscio da un parassita alieno, che da quel momento in poi girerà per la città a darla ad ogni essere umano di sesso maschile, una pratica molto comune anche qui sulla Terra. Per fortuna non tutti gli extraterrestri hanno un'indole malvagia: quello che possiede Mayumi, ad esempio, è così affezionato al genere umano da impegnarsi personalmente a fermare i piani di Michiko.

Pessima CGI, assurdità a profusione e una sequenza delle uova aliene che è già Cult del ribrezzo fanno di questo Tokyo Species un potenziale candidato ai So Bad it's so Good di SC del prossimo anno.

La pellicola uscirà per il mercato Home Video giapponese il 3 Febbraio 2012.//www.splattercontainer.com/

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mercoledì 28 dicembre 2011

Sylvester Stallone : Bullet to the Head:

Una nuova foto, per un Sylvester Stallone sempre più tirato a lucido ed esplicitamente in gran forma. Novità in casa Bullet to the Head, action che vedrà il mitico Sly assoluto protagonista.

Diretto da Walter Hill, e con Jason Momoa, Christian Slater, Sarah Shahi e Jon Seda al fianco di Sly, il film torna a mostrarsi attraverso una nuova foto ufficiale, dopo la prima vista settimane fa. Adattamento cinematografico della graphic novel di Alexis Nolent, Bullet to the Head uscirà il 13 aprile nei cinema americani.

Al centro della trama due improbabili alleati, ovvero un poliziotto di New York e un killer di New Orleans, decisi a vendicare la morte dei rispettivi partner, eliminati da un corrotto procuratore distrettuale. Anche se decisamente diversi, i due proveranno a vendicarsi fermando il pericoloso procuratore, tra le altre cose al centro di una grossa truffa a scapito dei quartieri più poveri di New Orleans, colpiti dall’uragano Katrina.cineblog.it

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Nurse 3D horror a tinte porno

Non ha ancora una data di uscita ma a giudicare dall’immagine di lancio non farà fatica a trovarne una a breve. Prima immagine per Nurse 3D, film diretto da Douglas Aarniokoski, autore di Paura e delirio a Las Vegas, Spy Kids e Resident Evil : Extinction, e sceneggiato da David Loughery.

Protagonista assoluta la bellissima Paz De La Huerta, vista nella serie Boardwalk Empire, qui immortalata nuda e completamente ricoperta di sangue nella prima immagine della pellicola. Al centro di Nurse 3D, che sarà ovviamente un horror, un’infermiera diligente pronta a punire come meglio crede gli uomini disonesti. Una specie di ‘Saw’ in versione sexy, senza Jigsaw ma con una bambolona da urlo.

Poco altro si sa sulla trama, per un titolo che arriverà in sala con il marchio Lionsgate.cineblog.it

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domenica 18 dicembre 2011

2000 maniacs

Immaginate di gironzolare in auto nelle polverose ed isolate strade del Sud degli States. Sulla via per Atlanta trovate una deviazione che sicuramente non immaginate sia stata creata ad hoc da due buontemponi e andate a finire in una cittadina dove, l'intera popolazione di 2000 anime, vi festeggia ed invita a celebrare il centenario di chissachè, offrendovi vitto ed alloggio di lusso. Difficile che ci si lasci scappare un'occasione del genere come è improbabile intuire che i volti sorridenti di questi villici un pò zotici ed invadenti nascondano un desiderio schizoide di vendetta verso un antico evento di sangue.

Questa era l'idea del produttore Dave Friedman e del regista Herschell Gordon Lewis quando, dopo aver visto la commedia teatrale "Brigadoon", ne immaginarono una versione sanguinolenta come le mitiche bistecche del barbecue tanto amato a Pleasant Valley, il villaggio del film. Ed era solo il 1964, subito dopo che Lewis aveva inventato il gore con Blood Feast, quando il regista di Pittsburgh decise di calcare ancora di più la mano su questa che oggi sarebbe annoverata nel filone delle splatter-comedies per la sua aria grottesca e surreale. L'amenità di 2000 Maniacs si rivela proprio con il cinico e nerissimo sense of humor dei folli del titolo, i quali si adoperano nelle maniere più fantasiose a massacrare i malcapitati yankees con una rozzezza e perversione assolutamente esilaranti. Fantastiche, in tal senso, le interpretazioni di tutti i characters, dall'unto sindaco Buckman ai vari rednecks assetati di sangue, su cui spiccano le bocce della playmate Connie Mason (già starring in Blood Feast) e Billy (il piccolo Vincent Santo), deus ex machina della situazione, il cui vernacolo sudista è tanto strampalato quanto i suoi passantempi con cappio e gattini. Il finale sovrannaturale, ideale spiegone anche un pò inutile, risente dell'influenza delle serie come Twilight Zone, che riscuotevano successo anche allora. Di lì a qualche anno, con l'esperienza del Vietnam e la "Texas Chainsaw Massacre Revolution", l'America non avrebbe mai più avuto bisogno di spiegare la ferocia sanguinaria dell'uomo. Indimenticabile la delirante colonna sonora country.splattercontainer

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sabato 5 novembre 2011

Addio Tommy Turner, il cattivello di Porky's


Per molti ragazzi cresciuti negli anni'80 è stato film di culto, davvero generazionale: «Porky's», con i due inevitabili seguiti, storia di un gruppetto di studenti sovraeccitati e buontemponi che mettevano a soqquadro un classico college americano. Ebbene, lo scapestrato e cattivello Tommy Turner, uno dei protagonisti assoluti della serie, non c'è più.

SOFFRIVA DI TUMORE- All'anagrafe si chiamava Wyatt Knight, aveva 56 anni e si è tolto la vita nella sua casa di Maui alle Hawaii: è avvenuto lo scorso 25 ottobre, ma il Los Angeles Times lo ha riportato solo venerdì. Knight-Turner soffriva di un tumore alle ossa da lungo tempo ed era molto debilitato. Il suo volto sarà per sempre associato a Porky's, ma Knight aveva lavorato anche per M*A*S*H* e Star Trek.

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mercoledì 7 settembre 2011

Il cinico, l'infame, il violento

l cinico, l'infame, il violento è un film poliziottesco del 1977, diretto da Umberto Lenzi, con Maurizio Merli, Renzo Palmer, Tomas Milian e John Saxon.

Il titolo del film è un omaggio di Lenzi al film Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone. La pellicola tenta una commistione tra il poliziottesco e il film di rapina, in voga in quegli anni. Incassò 1.800.000.000 di lire.[1]

Il film è il diretto seguito di Roma a mano armata, diretto da Lenzi nel 1976 ed uscì in Italia il 3 febbraio 1977[2].
Indice


* 1 Trama
* 2 Produzione
o 2.1 Riprese
* 3 Accoglienza
* 4 Colonna sonora
* 5 Collegamenti ad altre pellicole
* 6 Note
* 7 Collegamenti esterni

Trama

A Milano iniziano a proliferare rapine, furti ed altri tipi di crimine. Il tutto coincide con l'uscita di galera del perfido Luigi Maietto, conosciuto come il Cinese (Tomas Milian). Uscito di prigione, il Cinese decide di eliminare il poliziotto che con la sua testimonianza in un processo lo aveva fatto condannare all'ergastolo, cioè il commissario Leonardo Tanzi (Maurizio Merli). La sera stessa, Tanzi riceve un assalto da parte degli uomini del criminale, che gli sparano ferendogli gravemente la spalla.
I giornali dimostrano che Tanzi è stato ucciso

In giro viene messa la voce secondo cui il commissario Tanzi è stato ucciso. Il Cinese stringe un patto con il ricco imprenditore malavitoso Frank Di Maggio (John Saxon), con il quale ha intenzione di arricchirsi sino a poter diventare indipendente: Di Maggio gli dimostra però che con lui non si deve scherzare, facendolo assistere alla tortura di un uomo che prima viene preso a colpi di pallina da golf e poi viene sbranato dai cani. Il commissario Astalli, capo della polizia di Milano, consiglia a Tanzi di fuggire in Svizzera, dove non potrà più rischiare la morte. Ma Tanzi prende un treno per Roma, la grande metropoli in cui si è trasferito Maietto.
La tortura del debitore

Appena arrivato in città, lo zio di Tanzi, un piccolo negoziante, viene rapinato da due ragazzi: uno di loro viene identificato con il soprannome di "Cappuccino" (Massimo Bonetti). Dopo aver portato al sicuro suo zio e aver preso una camera in un albergo nei bassifondi, Tanzi si mette alla ricerca del criminale, che si occupa di estorcere il denaro per il Cinese, che a sua volta il delinquente porta a Di Maggio.
Il Cinese durante l'estorsione ai danni di Natali

Di Maggio ordina al Cinese di continuare il giro delle estorsioni, recandosi da Natali (Riccardo Garrone), un ricco uomo d'affari che possiede una concessionaria d'auto e ha deciso di non pagare più la protezione al boss. Il Cinese lo raggiunge in auto, con alcuni dei suoi scagnozzi, e lo convince a dare i soldi. Subito dopo gli fa spaccare una gamba.

Una sera, in discoteca, Tanzi fa amicizia con una donna, Nadia (Gabriella Lepori), picchiata da suo marito, Nicola Proietti (Gianni Musi). Il commissario picchia Proietti, allontanandolo dalla moglie, e porta la donna nell'albergo dove alloggia.

Il giorno dopo, Tanzi riesce a trovare il famigerato "Cappucino" e fa saltare fuori il nome del Cinese. Scoperto un traffico di denaro tra la Svizzera e Roma, Tanzi rintraccia Proietti nuovamente e lo picchia, rubando il numero del conto corrente. Di Maggio si vede dunque soffiati sotto il naso i soldi che doveva ricevere dalle varie estorsioni e chiede aiuto al Cinese per trovare il responsabile del furto.

Il criminale si reca allora all'ospedale, dove, con la scusa di dover far visita al suo collega Proietti, scopre che il commissario Tanzi - del cui omicidio lui era stato il mandante - è in realtà ancora vivo e vegeto e continua ad agire per conto proprio. Proietti viene ucciso dal Cinese, che mette in azione i suoi scagnozzi per cercare di uccidere il commissario.
Tanzi assiste alla morte dello zio

Essi cercano di eliminarlo tramite un fucile da cecchino ed una serie di bombe a mano lanciate da un'auto. Tanzi riesce a fermare i criminali, ma non il cecchino, che dopo aver sparato un altro colpo ferendo a morte lo zio di Tanzi, fugge.

Il commissario giura vendetta nei confronti dei banditi e lascia il luogo del delitto. La polizia inizia a sospettare di Frank Di Maggio e manda degli uomini a perquisire la casa e ad arrestarlo. Di Maggio fa chiamare il suo avvocato di fiducia, Marchetti (Marco Guglielmi) e scopre che il Cinese non ha ancora consegnato i soldi estorti nell'ultimo mese. Di Maggio impiega poco tempo a capire che il Cinese ha architettato un piano per rubare i suoi soldi e chiede al suo avvocato di farlo uscire di galera quanto prima possibile.

Dopo che la sua ragazza Nadia ha rischiato la vita per un pestaggio, Tanzi decide di metterla su un treno per Milano, una città sicuramente più sicura. Dopo aver fatto il biglietto, Nadia torna al negozio dove Tanzi si rifugia e scopre di essere pedinata da una donna misteriosa, che si rivela al commissario come la sorella del defunto Proietti, che cerca vendetta nei confronti del Cinese.

Tanzi architetta allora un piano, insieme ad un amico suo ragioniere (Gianfilippo Carcano), per far sì che siano gli stessi delinquenti ad uccidersi. Fortuna vuole che in prigione, durante la permanenza di Di Maggio, si scateni una rissa ai danni dell'uomo. Tanzi chiede ad un suo amico giudice di scagionare Di Maggio, affinché esca di prigione una volta e per tutte e non provvisoriamente.
Tanzi attraversa i raggi all'infrarosso

Tanzi manda la sorella di Proietti a parlare con gli scagnozzi di Maietto, per informarli che quella sera si svolgerà uno scambio di danaro e verrà temporaneamente disattivato l'allarme della cassaforte. Aiutato dal ragioniere, Tanzi si reca sul posto e, dopo aver attraversato un reticolo di raggi infrarossi, disattiva l'antifurto e attende l'arrivo dei ladri. Questi prendono i soldi di Di Maggio e fuggono, riuscendo ad eludere la polizia appena accorsa.

Furbamente, il Cinese ha nel fattempo convocato l'avvocato di Di Maggio a casa sua, cosicché questi testimoni poi al suo capo che il criminale non può essere coinvolto nella rapina. Rubati i soldi, i ladri li portano al Cinese, che poco dopo contatta Di Maggio, dicendo di avere recuperato la refurtiva.
Il Cinese viene beffato dai suoi scagnozzi

Il giorno dopo i delinquenti si incontrano al Ranocchia, un ristorante lungo la via Salaria. Il Cinese cerca di beffare Frank, ma questi "compra" gli scagnozzi del rivale e dunque glieli mette contro. Il delinquente viene costretto a dare i soldi a Di Maggio, mentre il suo scagnozzo dovrà ucciderlo. All'apertura della valigetta, Di Maggio scopre che dentro vi è solo carta igienica.
Il Cinese ucciso da Tanzi

Non può fare uccidere il Cinese, perché gli servono i soldi. A questo punto interviene Tanzi. Si scatena una sparatoria, nella quale perdono la vita gli scagnozzi e Di Maggio. Il Cinese viene ferito ma scappa e si rifugia in un fuoristrada. Tanzi lo insegue a piedi e lo uccide. Accorre Astalli, che conclude le azioni e loda il lavoro del collega.
[modifica] Produzione
[modifica] Riprese

Le riprese del film si svolsero unicamente a Roma.[3] Come nel precedente Roma a mano armata, sul set del film, Merli e Tomas non si incontrarono mai, eccetto che nel finale, dove tuttavia per la morte del Cinese fu utilizzata una controfigura.[4]

Durante le riprese di una sequenza d'azione, Maurizio Merli si fece male con la pistola dalla quale partì un colpo a salve.[4]

Durante un'altra sequenza, Merli ebbe un duro diverbio con l'attrice Gabriella Giorgelli e con Umberto Lenzi, in quanto la Giorgelli gli chiese se avesse tolto il caricatore dalla pistola, per realizzare la scena.[4]

Iniziò una movimentata discussione, in cui Merli tentò di dare un calcio alla Giorgelli, ma si mise in mezzo una parrucchiera, che si beccò il calcio.[4] La Giorgelli fu più sfortunata nella sequenza in cui le viene gettato sulla faccia del vetriolo: le fu gettato infatti un liquido che doveva solo emettere del fumo, ma le procurò un'allergia che le bruciò veramente la pelle.[4]
[modifica] Accoglienza

Paolo Mereghetti scrisse che il film è «scontato dall'inizio alla fine»[5] e che l'interpretazione di Maurizio Merli era pessima, «inespressiva».[5] Sempre secondo Mereghetti, l'unica attrattiva del film sono i litri di sangue spesi inutilmente.[5]

Massimo Pepoli disse invece, a proposito della pellicola, che la delusione maggiore per il pubblico era stato il trovare un Tomas Milian non più nei panni d'Er Monnezza,[6] ma in quelli di un criminale sadico qualunque.[6]

L'unica che difese il film fu Giovanna Grassi del Corriere della Sera, che lodò la bravura di Lenzi nel ricavare un buon film da un soggetto non eccezionale di Sauro Scavolini.[7] Sempre la Grassi lodò l'ironia del film e la performance di Tomas Milian, oltreché la mescolanza dei generi.[7]
[modifica] Colonna sonora
Big Fight scorre sui titoli di testa, mentre partono gli inseguimenti della polizia

Le tracce sono le seguenti:

1. Big Fight
2. L'ultima minaccia
3. Droga e paura
4. Senza via d'uscita
5. Dark Suspence
6. Pronti per l'agguato
7. Tensione notturna
8. Running To The Airport
9. A un passo dal pericolo
10. Deep Night
11. Caccia al cinese
12. Fiato sospeso
13. Autostrada della morte
14. Affanno

wikipedia

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domenica 4 settembre 2011

Abatantuono fa il razzista La Lega: fango sul Veneto

VENEZIA – Il suggerimento giusto l’ha dato Diego Abatantuono: «Teniamolo presente per il futuro: si esce con un trailer, nasce la polemica e il lancio del film è bello che fatto. Scherza ma non troppo il protagonista di Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno, in concorso nella sezione Controcampo italiano, presentato al lido in contemporanea con l’uscita nelle sale e anticipato da una polemica (scatenata appunto dalla visione sul web del trailer) culminata con un’interrogazione parlamentare presentata da Massimo Bitonci della Lega Nord. Lo stesso che come sindaco di Citadella firmò un’ordinanza contro il kebab. Ordinanza che ottenne il plauso del governatore Zaia: «Bitonci ha fatto bene a presentarla perché solleva un problema del fatto che comunque bisogna finire di inondare i veneti e la gente del Nord di infamia. Vogliono dipingerci come zulù, con tutto il rispetto per gli zulu, ma è ora di finirla». COSE DI QUESTO MONDO - «Una polemica nata sulla fiducia, senza aver visto il film», commenta Abatantuono che nel film è Golfetto, un’imprenditore veneto con fabbrichetta piena di lavoratori immigrati e rete tv in cui si lancia in monologhi contro gli stranieri a base di slogan tipo: «Conviviamo con i fondamentalisti islamici, gli zingari, i fancazzisti albanesi: prendete il cammello e andate a casa». Cose di questo mondo, dunque, direttamente ispirate a personaggi realmente esistenti. La questione, spiega il regista del film, il napoletano Francesco Patierno, è «che il film non è ideologico. E gli applausi con cui è stato accolto in sala qui a Venezia, lo dimostrano. Il tema è il nostro rapporto con chi è diverso da noi. E parla di sentimenti, non ideologia: segue le vicende di tre persone che hanno relazioni dirette con alcuni stranieri e delle loro reazioni emotive nel momento in cui non ci sono più». E, comunque, sottolinea Patierno: «I leghisti non rappresentano tutto il Veneto». Concorda Abatantuono, che ricorda che il film è una favola. «Il mio personaggio è ispirato alla realtà, può succedere davvero che uno dica cose simili, e questo lo rende inquietante. Quello che non può succedere è l’epilogo del film, la scomparsa degli extracomunitari». Non ideologico, ma molto simbolico, sostiene Valerio Mastandrea, uno degli interpreti. «Io non credo che non sia ideologico. Non parlo di appartenenza politica, ma credo con l’attenzione che dimostra ai risvolti emotivi della nostra relazione con gli stranieri ha un punto di vista. Quando si ipotizza un mondo senza immigrati, si pensa solo alle conseguenze produttive. Il film aiuta a pensare a quelle sentimentali».

RICONOSCIMENTO - Il film arriva oggi nelle sale: già da lunedì, analizzando i dati del box office si potrà notare se gli abitanti del Veneto avranno seguito il consiglio lanciato via web da alcuni concittadini: boicottare il film. Qualche difficoltà nel girarlo c’è stata: il sindaco di Treviso Gobbo negò il permesso di girare in città, permesso invece accordato dal primo cittadino di Bassano del Grappa. La pellicola, vale la pena ricordarlo, ha ottenuto il riconoscimento di film di interesse culturale nazionale da parte del Ministero per i Beni culturali, oggi diretto dal Veneto Galan. Ed è distribuita Medusa, che ha anche appoggiato la Rodeo Drive nella produzione.

corriere.it

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domenica 13 marzo 2011

Box Office Story: ecco i 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto % di sempre

20°) Primer (2004)
Costo: 7000 dollari
Incasso: 565,846 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 3,941.76%

19°) Saw (2004)
Costo: 1,200,000 dollari
Incasso: 103,096,345 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,195.68%

18°) La grande parata (1925)
Costo: 245,000 dollari
Incasso: 22,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,389.80%

17°) Nascita di una Nazione (1915)
Costo: 110,000 dollari
Incasso: 11,000,000 dollari
Ritorno sugli investimenti: 4,900.00%

16°) Via col Vento (1939)
Costo: 3,900,000 dollari
Incasso: 390,525,192 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,906.73%

15°) Venerdì 13 (1980)
Costo: 550,000 dollari
Incasso: 59,754,601 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 5,332.24%


14°) Open Water (2004)
Costo: 500,000 dollari
Incasso: 55,116,982 dollari
Ritorno sugli investimenti: 5,411.70%

13°) Napoleon Dynamite (2004)
Costo: 400,000 dollari
Incasso: 46,140,956 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 5,667.62%

12°) Le porno hostess in super 3-D (1977)
Costo: 200,000 dollari
Incasso: 25,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 6,150.00%

11°) Once (2007)
Costo: 150,000 dollari
Incasso: 18,997,174 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 6,232.39%

10°) Clerks (1994)
Costo: 27,000 dollari
Incasso: 3,894,240
Ritorno sugli Investimenti: 7,111.56%

9°) American Griffiti (1973)
Costo: 777,000 dollari
Incasso: 140,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 8,909.01%

8°) Halloween (1978)
Costo: 325,000 dollari
Incasso: 70,000,000 dollari
Ritorno sugli investimenti: 10,669.23%

7°) Rocky (1976)
Costo: 1,000,000 dollari
Incassi: 225,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 11,150.00%

6°) La notte dei morti viventi (1968)
Costo: 114,000 dollari
Incasso: 30,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 13,057.89%

5°) The Blair Witch Project (1999)
Costo: 600,000 dollari
Incasso: 248,300,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 20,591.67%

4°) Super Size Me (2004)
Costo: 65,000 dollari
Incasso: 29,529,368 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 22,614.90%

3°) Mad Max (1980)
Costo: 200,000 dollari
Incasso: 99,750,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 24,837.50%

2°) Tarnation (2004)
Costo: 218 dollari
Incasso: 1,162,014 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 266,416.97%

1°) Paranormal Activity (2009)
Costo: 15,000 dollari
Incasso: 196,681,656 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 655,505.52%

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martedì 30 novembre 2010

Mario Monicelli morto suicida a Roma

Il regista viareggino si è ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia del San Giovanni
MILANO - Un volo dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma. Scompare così Mario Monicelli, ultimo grande maestro del cinema italiano. Il regista si è ucciso lanciandosi, intorno alle 21 di lunedì sera, dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato da domenica. Il cineasta aveva 95 anni e soffriva di un tumore alla prostata. Il corpo di Monicelli è stato trovato dal personale sanitario dell'ospedale a terra, disteso nei viali vicino alle aiuole, a pochi metri dal pronto soccorso. Monicelli non ha lasciato nessun biglietto a spiegazione del suo gesto. Sul posto sono arrivati amici e familiari. Al San Giovanni sono giunti anche gli agenti del commissariato Celio per ricostruire quanto accaduto e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. «La tragica morte di Mario Monicelli ci lascia sgomenti e ci addolora profondamente» ha detto la governatrice. La notizia del suicidio in pochi secondi ha fatto il giro del web: commenti, foto, ricordi, riflessioni sono postati velocemente su Facebook e Twitter, mentre su YouTube i video del maestro hanno raccolto numerosissimi clic. >

STANCHEZZA E INSOFFERENZA - Prima il giro per la terapia poi, una volta rimasto da solo nella stanza doppia occupata da lui soltanto, Monicelli ha raggiunto la finestra e si è gettato nel vuoto: questa a quanto si apprende, la dinamica del suicidio del grande cineasta. La tragedia si è consumata nella palazzina principale dell'ospedale. Stando ad alcune testimonianze, il regista aveva mostrato stanchezza e insofferenza per la malattia che lo aveva colpito a 95 anni. «Era stanco di vivere» ha riferito un sanitario. La moglie del cineasta, in giacca nera e pantaloni grigi, è uscita con il volto sofferente e visibilmente provato dalle lacrime, ma con lo sguardo alto, senza dire nulla. Anche il padre del regista, il noto scrittore e giornalista Tomaso Monicelli, morì suicida nel 1946.

Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni Mario Monicelli suicida a 95 anni

MAESTRO CAUSTICO - Viareggino, classe 1915, Monicelli è considerato uno dei padri della commedia all'italiana. Negli ultimi anni di vita gli è toccato l'ingrato compito di commentare la morte di numerosi e cari colleghi. Lo ha fatto con arguzia e cinismo e senza sentimentalismi. La vena caustica e amarognola delle sue opere, l'aveva di recente riservata alle sue uscite pubbliche. Aveva preso parte al Viola Day di febbraio e al primo no B day nel dicembre scorso a Piazza San Giovanni. E aveva incitato i giovani a tenere duro: «Viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà». Era stato anche a Montecitorio con i colleghi nel luglio 2009 per protestare contro i tagli al Fus. L'Italia era per lui «una penisola alla deriva». Il suo quartiere «d'adozione» a Roma era Monti, l'antica Suburra, con ancora gli artigiani a lavorare sull'uscio, al quale il cineasta aveva dedicato una delle sue ultime opere. Abitava al 29 di Via dei Serpenti, proprio sopra un noto gelataio. Viveva in un piccolo loft, un bilocale dai colori sgargianti che poteva essere quello di uno studente fuori sede.

«POSSO CAPIRE QUESTO GESTO» - La notizia della scomparsa del regista ha colto di sorpresa il mondo del cinema e non solo. «Quello che è successo mi ha lasciato estremamente basito» ha commentato il produttore Aurelio De Laurentiis. «Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto. Ultimamente aveva perso anche la vista ma fino all'ultimo era stato capace di una deambulazione perfetta. Insomma una persona sana che non tollerava l'idea di poter dipendere da qualcuno». «Sono attonito» ha detto Carlo Verdone, accogliendo con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. «Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva più la vecchiaia. L'ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore - ha aggiunto l'attore romano - anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa - ha ricordato Verdone - mi capitò di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: gli auguri, mi disse, non li fa più nessuno». «Non posso andare avanti: devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'è più» ha detto Fabio Fazio durante la diretta di Vieni via con me, il programma condotto con Roberto Saviano su Raitre. Il pubblico in studio ha accolto la notizia con un lungo applauso. «Non so che cosa si dirà domani di quello che è successo - ha commentato Giovanni Veronesi -, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale». Veronesi si è detto «scombussolato»: «L'avevo sentito poco tempo fa - ha spiegato - e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato». «Provo un grande dolore» ha scritto in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
I SUCCESSI - Monicelli esordì nel cinema giovanissimo con il corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore. Padre della commedia all'italiana, con i colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, è stato regista di oltre 60 film e autore di più di 80 sceneggiature. Quella di Monicelli è stata una vita dedicata interamente al cinema, al ritmo di quasi un film all'anno. Una produzione ininterrotta da I ragazzi della via Paal (1934) fino a Le rose del deserto (2006) e la sua ultima opera, il corto della sua carriera Vicino al Colosseo...c'è Monti, in programma fuori concorso alla 65esima Mostra del Cinema di Venezia. Fra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (due premi a Cannes nel '51), nel pieno del suo sodalizio con Totò, I soliti ignoti (nomination all'Oscar), La Grande guerra (1959) trionfatore a Venezia con il Leone d'oro, L'armata Brancaleone (1965). Sono gli anni dell'amicizia con Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all'italiana e dei "colonnelli della risata". Inventa Monica Vitti attrice comica in La ragazza con la pistola (1968); nel 1975 raccoglie l'ultima volontà di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei. Nel 1977 recupera la dimensione tragica con Un borghese piccolo piccolo. Seguono fra gli altri Speriamo che sia femmina (1985) e il feroce Parenti serpenti (1993) con cui dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l'acume e la cattiveria di sempre. È del 2006 il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco.

OPERA A NEW YORK - Proprio in questi giorni a New York è stato presentato in chiave retrospettiva un dei film del neorealismo di Mario Monicelli, Risate di Gioia, con Anna Magnani. Il film rientra nell'ambito della retrospettiva che il Linclon Center dedica alla figura di Suso Cecchi D'Amico, che lavorò con Monicelli alla sceneggiatura del film. «Risate di gioia» è stato presentato insieme a una serie di altri sei film del neorealismo italiano.
corriere.it

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lunedì 22 novembre 2010

Colpi di luce

Trama [modifica]

San Francisco. Due adolescenti giocano a nascondino tra i vagoni abbandonati in un deposito delle ferrovie per poi ritrovarsi in un merci a scambiarsi affettuse coccole. Un furgoncino bianco arriva in prossimità del deposito e punta un grosso cannone verso un orologio a cristalli liquidi. I ragazzi copulano, il cannone spara e intorno tutto prende fuoco e si scioglie. Così inizia Colpi di luce, 'magnifico' B-Movie con tutti i crismi del genere: il poliziotto carino e figaccione Ronn Warren(un Erik Estrada che, abbandonata la moto dei Chips sbarca il lunario come può), il professore pazzo che minaccia la città, poliziotti idioti, gli sgherri del cattivo che quando sparano sembrano bendati col l'Erik che schiva le pallottole manco fosse Flash, i classici incidenti che costellano l'immancabile inseguimento in auto, etc, etc, ecc.

Insomma... il cannone di luce riesce a far esplodere i cristalli liquidi degli orologi digitali causando morte e distruzione: riuscirà Ronn Warren a salvare la città?Critica [modifica]

"Ricatto al laser per la città di San Francisco. California. Alcuni criminali minacciano di ridurla ad un mucchio di braci incandescenti se non viene loro corrisposta una somma enorme. Le autorità non cedono e le indagini sono affidate a Ron, abile ispettore in fama di duro (sul tipo 'Dirty Harry' poliziotto all'amianto interpretato anni fa da Clint Eastwood). (...) Come traspare in maniera più che evidente dalla trama, si tratta di un film d'azione, dal taglio tipico dei prodotti del filone giallo-poliziesco. Del resto Enzo G. Castellari è un regista che da sempre muove nell'ambito del cinema spettacolare, con risultati non eclatanti ma, comunque, neanche disdicevoli in forza del suo consumato mestiere. Come, appunto. questo 'Colpi di luce', interpretato da Ennio Girolami, Michael Pritchard. Peggy Rowe, Bob Taylor." ('Il Tempo', 1 settembre 1985)

"Una gran voglia di Stati Uniti ha spinto Enzo Castellari a confezionare questo poliziesco dal ritmo sostenuto, ma dal soggetto banale: tutto rivisitato da altri film di taglio tipicamente americano. Situazione vissute in mille altre storie e in mille altri telefilm. Dal professore maniaco che vuole sterminare una città se non verrà soddisfatta la sua sete di potere e di dollari, all'intrepido poliziotto che da solo compie una mattanza di proporzioni innominabili; dalla morte della bella del poliziotto, agli inseguimenti ventre a terra meglio, motore a terra, su strade e superstrade della metropoli. Tutto sommato, il film ha un pregio, è quello da attribuire all'inconscio provincialismo di Castellari che focalizza la vera protagonista della storia: San Francisco, fotografata con sapienza documentaristica, nel suo nuovo e nel suo antico. San Francisco con i suoi grattacieli e le sue case ottocentesche, con la sua meravigliosa baia, il suo emblematico ponte. Ed ecco allora che la bella del poliziotto vive su una house boat, il poliziotto compie mirabolanti inseguimenti su una stock car (sorta di fuoristrada da competizione), mentre il cattivo di turno lavora nientemeno che con un raggio laser. A fronteggiarlo è, nei panni del tenente Ronnie Warren, quel Erik Estrada noto alle platee televisive per una fortunata serie, quella dei 'Chips' poliziotti intrepidi della stradale californiana." (Andrea Bosco, 'Il Giornale', 3 settembre 1985)

"Forse Castellari non lo sa, ma probabilmente nessuno prima di lui aveva fatto correre le automobili col laser. Un nuovo tipo di carburante? No, diciamo piuttosto un propellente, un pretesto per lanciare auto, camion e furgoni di ogni forma e dimensione nella solita girandola di slalom, carambole e testacoda. Da anni ormai la cifra dei nostri film avventurosi di serie B girati negli Usa è l'incidente automobilistico filmato al rallentatore (meglio se con scoppio finale). Colpi di luce non a eccezione, ma ricorre all'espediente scienziato-pazzo-con-arma-micidiale per scaldare i motori." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 1985)

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sabato 13 novembre 2010


CINICI, INFAMI e VIOLENTI DAY
una domenica completamente dedicata al cinema poliziesco italiano anni '70, in occasione dell'uscita del libro
“ANCORA PIU'... CINICI, INFAMI e VIOLENTI - DIZIONARIO DEI FILM POLIZIESCHI ITALIANI ANNI'70”
(Bloodbuster edizioni)

DOMENICA 5 DICEMBRE
Circolo MAGNOLIA
via Circonvallazione Idroscalo 41- SEGRATE (MI)

PROGRAMMA:

ore 14,00
Apertura porte

ore 14,30
proiezione del mediometraggio “CALIBRO '70”
(Alessandro Rota, 2008)

ore 15,30
OMAGGIO A STELVIO MASSI
proiezione del film “IL COMMISSARIO DI FERRO” (Stelvio Massi, 1978);
incontro con l'attore MASSIMO MIRANI, coprotagonista del film proiettato;
presentazione del libro “POLIZIOTTI SENZA PAURA: STELVIO MASSI E IL CINEMA D'AZIONE” di Fulvio Fulvi (Il Foglio Letterario, 2010)
saranno presenti l'autore e Mario Gerosa, scrittore e critico cinematografico

ore 18,30
MUSIC & VIOLENCE
Pierluigi Valentini della DIGITMOVIES
presenta la collana di CD
“THE ITALIAN POLICE MOVIES ORIGINAL SOUNTRACK ANTHOLOGY”
e l'ultima uscita della serie “IL GIUSTIZIERE SFIDA LA CITTA'” (Franco Micalizzi)

ore 19,30
APERITIVO IN MUSICA
con dj set a tema

ore 20,30
proiezione del documentario
“ITALIA 70 – IL CINEMA A MANO ARMATA”
di Max Croci e Steve Della Casa
saranno presenti gli autori

ore 21,00
BLOODBUSTER presenta il libro
“ancora più... CINICI, INFAMI e VIOLENTI DIZIONARIO DEI FILM POLIZIESCHI ITALIANI ANNI '70”
e anticipa i prossimi volumi in uscita

ore 21,30
OMAGGIO A UMBERTO LENZI
incontro con il regista che presenterà il suo libro
“MORTE AL CINEVILLAGGIO”
(Coniglio editore, 2010)

a seguire:
VIDEOCOMMENTO LIVE
del film “L'UOMO DELLA STRADA FA GIUSTIZIA” (Umberto Lenzi, 1975)
con Umberto Lenzi, Mauro Gervasini, Davide Pulici


e inoltre:

Spazio espositivo/commerciale a cura di BLOODBUSTER;
Raduno auto anni '70 a cura di GIULIA '70 (www.giulia70.it);
Mostra fotografica del CALENDARIO A MANO ARMATA 2011

INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI
(per chi dovrà fare la tessera in giornata sconto 5 euro sull'acquisto in loco del volume “ancora più... CINICI INFAMI E VIOLENTI – Dizionario dei film polizieschi italiani anni '70”)

Per ulteriori informazioni:
Bloodbuster 02 29404304
info@bloodbuster.com

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!

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venerdì 13 agosto 2010

Bruce Lee

Bruce Jun Fan Lee (cinese tradizionale 李小龍, in pinyin Lǐ Xiǎolóng; San Francisco, 27 novembre 1940 – Hong Kong, 20 luglio 1973) è stato un attore e artista marziale statunitense.

Nato a San Francisco e cresciuto ad Hong Kong, Lee è l'attore più ricordato per la presentazione delle arti marziali cinesi al mondo non cinese. I suoi film, prodotti ad Hong Kong e ad Hollywood, elevarono ad un nuovo livello di popolarità e gradimento le pellicole di arti marziali, facendo aumentare per la prima volta ed improvvisamente anche l'interesse per questo tipo di discipline in Occidente. La direzione ed il tono delle sue opere influenzarono profondamente i film di arti marziali di Hong Kong, che fino ad allora mostravano più un senso teatrale che realistico delle scene.

Lee divenne un'icona soprattutto per i cinesi, come ritratto dell'orgoglio nazionale e per alcuni tratti nazionalistici presenti nei suoi film. Alcuni videro Lee come un modello per acquisire un corpo forte ed efficiente ed un altissimo livello di benessere fisico, sviluppando allo stesso tempo destrezza nel combattimento corpo a corpo. Nonostante il contenuto violento dei suoi film, Bruce in realtà era una persona pacifica e fermamente contraria all'uso delle arti marziali come metodo di offesa e supremazia.

Nell'occasione di quello che sarebbe stato il suo 65° compleanno (novembre 2005), una statua commemorativa è stata posata sull'Avenue of the Stars a Kowloon, in sua memoria. Nonché memoria di colui che è stato votato "Star of the Century" dagli addetti ai lavori del mondo del cinema di Hong Kong. Nel 1993 è stato anche onorato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame a Los AngelesBiografia
Nascita

Bruce Lee nacque nell'ora mattutina del drago, fra le 5.59 – 8.00 nell'anno del drago; il 27 novembre 1940, al Jackson Street Hospital nella Chinatown di San Francisco, Stati Uniti. Penultimo di 5 figli Phoebe, Agnes, Robert, Bruce appunto e Peter il minore, gli venne dato un nome femminile per scacciare gli eventuali spiriti maligni che l'avrebbero portato via. Suo padre, Li Hoi-Chuen (李海泉), era cinese, mentre sua madre Grace di origine euroasiatica (per metà tedesca), e cattolica. I genitori di Lee tornarono ad Hong Kong con il neonato Bruce, quando aveva appena tre mesi.
Educazione e famiglia

All'età di 12 anni Lee entrò al La Salle College (scuola per ragazzi cattolici). Successivamente frequentò il S. Francis Xavier's College, finché un giorno, da quello che doveva essere esclusivamente un confronto fra tecniche, Bruce, dopo aver ricevuto un pugno si imbestialì, picchiando un ragazzo bianco. La madre del tizio denunciò il fatto alle autorità. La pessima piega intrapresa, poi, nonché la scarsissima voglia di applicarsi nello studio, e non per ultimo il rischio che potesse rovinare la reputazione della famiglia, medio-borghese, furono tutti elementi decisivi affinché si decidesse di allontanarlo. La famiglia decise così di mandarlo a vivere da un vecchio amico del padre, negli Stati Uniti. Tutto ciò che il giovane Lee ricevette prima di imbarcarsi furono 100 dollari. Fu così che Bruce partì; con un titolo di campione 'interscolastico' di boxe, e uno di campione di cha cha cha di Hong Kong. Ma dopo un breve periodo vissuto a San Francisco si trasferì a Seattle, dove lavorò come cameriere presso Ruby Chow, altro amico del padre. Nel '62 riuscì a terminare la sua formazione di scuola superiore a Seattle, dove ricevette il diploma alla Edison Technical School. Si iscrisse così all'Università del Washington, alla facoltà di filosofia, ma abbandonò gli studi al penultimo anno. Ed è li che conoscerà Linda Emery che sposerà poi, nell'agosto del 1964, in una piccola chiesa protestante. I due ebbero due figli: Brandon e Shannon Lee, nati rispettivamente nel '65 e '69.
Nomi

Inizialmente la madre chiamò il piccolo Li Yuen Kam (李炫金; Pinyin: Lǐ Xuànjīn). Questo nome sarà poi abbandonato, a causa di un contrasto con il nome di suo nonno, e sostituito con Jun Fan (振藩; Pinyin: Zhènfán), che significa letteralmente "protettore di San Francisco". Alla nascita, gli fu inoltre aggiunto il nome inglese dalla dottoressa Mary Glover. I Li non avevano pensato ad un nome inglese per il bambino, quindi convennero con la dottoressa. Nonostante ciò, il nome "Bruce" non fu mai utilizzato all'interno della famiglia, fin quando Bruce non s'iscrisse al La Salle college. Inoltre a Bruce fu donato anche un nome femminile, Sai Fung (細鳳, letteralmente "piccola fenice"), usato soprattutto nella sua infanzia.

Un ulteriore nome datogli fu Li Xiao Long (李小龍; Pinyin: Lǐ Xiǎolóng), letteralmente "piccolo drago", in quanto nato appunto nell'ora e nell'anno cinese del drago. Questo nomignolo ne sottolineava il carattere esuberante, che durante l'infanzia trascorsa ad Hong Kong lo porta appunto a scontrarsi con la piccola criminalità giovanile. Fino a quando un giorno, ferito in una rissa, chiese esplicitamente ai genitori di poter imparare a difendersi per bene. La scelta cadde sulla prestigiosa scuola di Wing Chun il cui maestro era Yip Man, con cui studiò per quattro anni. Da allora Bruce non abbandonò più lo studio delle arti marziali.
Kung Fu Wing Chun

Anche se l'introduzione di Bruce Lee nel campo delle arti marziali si crede sia dovuta alla trasmissione paterna, in realtà Lee non studiò mai il Tai Chi (appunto trasmesso di padre in figlio) seriamente. Era uno stile che non si confaceva assolutamente alle sue caratteristiche peculiari, prima fra le quali la sua incredibile velocità (il Tai Chi ha invece movimenti estremamente lenti). Da lui imparò i concetti fondamentali di questa antica arte, che viene generalmente esercitata per mantenere una certa tonicità muscolare. Lee studiò assiduamente Kung Fu nello stile Wing Chun con sifu (Yip Man), collaboratore ed amico di Wu ta-Ch'i (maestro di Tai Chi). All'inizio, gli studi di Bruce con Yip Man furono affidati a William Cheung, studente di Man, per poi continuare fino ai diciotto anni nel 1959, anno in cui partì per gli Stati Uniti. Come molte scuole di arti marziali cinesi di quel tempo, nel corso di sifu Man si insegnava a studenti di rango elevato. Uno degli studenti di maggior livello fu Wong Shun-Leung. Si ritiene che Wong abbia avuto una grande influenza sull'allenamento di Lee. Bruce in realtà era attratto da qualsiasi disciplina da combattimento, tanto che si allenò anche nel pugilato occidentale, vincendo nel 1958 il titolo interscolastico di boxe. Batté il tre volte campione Gary Elms con un K.O. al terzo round. Ma prima di arrivare in finale contro Elms, Lee, aveva battuto tre pugili al primo round. Imparò anche rudimenti di scherma occidentale dal fratello minore Peter Li, che all'epoca era campione di scherma. Questo approccio a 360° distinse via via sempre più Lee da ogni altro praticante di arti marziali, tanto che nel 1966, decise di dare un nome al suo 'stile senza stile': Jeet Kune Do.
Campionato internazionale di Long Beach del 1964

Danny Lee, aveva presentato Bruce ad Ed poco tempo prima, ed entrambi erano convinti, viste le eccezionali capacità di Bruce, che in futuro potesse lavorare in tv e al cinema. Parker sapeva che al torneo sarebbero stati presenti anche produttori, fu così che decise di filmare la dimostrazione di Bruce. Lee si esibì così nel primo Campionato internazionale di karate, tenutosi a Long Beach il 2 agosto del 1964, ed il filmino 'finì' nelle mani di William Dozier, produttore di Batman e Robin. L'esibizione incluse varie dimostrazioni, tra le quali le famose flessioni su sole due dita di una mano (pollice ed indice). Nello stesso evento si esibì anche nel suo incredibile "pugno a un pollice" (one inch punch).[1] Bruce creò scalpore, con questa dimostrazione, per l'impressionante potenza che riusciva ad imprimere al colpo senza apparente sforzo. Molte fonti riportano che uno dei segreti dell'one inch punch stia nello scatto finale all'insù del pugno, si tratta invece di pura e semplice fisica applicata, ovvero il principio secondo cui un oggetto che ruota in modo che i suoi estremi abbiano velocità lineare costante ha maggiore velocità di rotazione quanto più ridotte sono le sue dimensioni, come specificato dallo stesso Lee nei suoi appunti.

L'azione è la seguente: un volontario si offre e si posiziona frontalmente, in piedi, reggendo con le mani un piccolo cuscinetto protettivo all'altezza del plesso solare, per proteggere (quanto possibile), il punto dove il pugno andrà ad impattare. Lee si posiziona trasversalmente, con il piede sinistro arretrato che poggia sui soli metatarsi. L'azione è fulminea, esplosiva, ed è tutta qua la spiegazione della straordinaria potenza di Lee. Bruce in una frazione di secondo imprime spinta e rotazione che si propagano attraverso l'intera linea del corpo: dalla gamba arretrata, ai fianchi, al torso, alla spalla, fino all'estensione fulminea finale del braccio. Il corpo fa perno unicamente sul piede avanzato, il destro. La potenza che ne scaturisce dipende unicamente dall'abilità del praticante.

Lee nonostante a quel tempo pesasse pressappoco 60 kg, sferrava questo pugno con una potenza devastante, scaraventando spesso all'indietro o a terra il volontario. Uno dei volontari fu Bob Baker (il russo di Fist of Fury) di Stockton, California; divenuto poi suo grande amico, chiese a Bruce di non fare più questo tipo di dimostrazione, e ricorda: «Dopo quella dimostrazione dovetti restare a casa: non andai a lavorare, poiché il dolore nel mio petto era insopportabile»[2]. In occasione della dimostrazione di Long Beach, Lee conobbe anche il campione di karate Chuck Norris, che come si evince dal personale diario di allenamento di Lee, prese da Bruce lezioni a cavallo fra il '68 ed il '69. Norris riferì più volte: «quando ti allenavi con lui, comprendevi quanto la tua preparazione fosse limitata».
Campionato internazionale di Long Beach del 1967

Bruce Lee fece la sua apparizione anche al Campionato internazionale di Long Beach del 1967 (30 luglio) e si esibì in diverse dimostrazioni, incluso il famoso «pugno inarrestabile» con il campione del mondo di karate USA Vic Moore. Bruce annunciò a Vic Moore che gli avrebbe tirato un pugno dritto in faccia e tutto quello che doveva fare Moore era bloccarlo. Lee fece diversi passi indietro e chiese a Moore se fosse pronto. Quando Moore annuì, Bruce scattò verso di lui finché non fu all'interno del raggio sufficiente per colpire. Poi tirò un pugno direttamente al volto di Moore e si fermò prima dell'impatto. In otto tentativi, Moore non riuscì a bloccarne neanche uno.
Jeet Kune Do

Nel diario di Lee, pagina dell'8 gennaio 1967, per la prima volta compare il nome Jeet Kune Do come appellativo dato al suo stile.
Inoltre, nel serial televisivo che aprì la stagione del 1971 (Longstreet), James Franciscus, protagonista della serie, in uno degli episodi chiese a Lee: "Come chiami ciò che stai facendo?" e Bruce spiegò a Franciscus che il nome dato al suo personale approccio alle arti marziali, era: Jeet Kune Do.
Abilità e problemi
Efficienza fisica

Bruce Lee si rese conto che diversi praticanti di arti marziali dell'epoca non impiegavano abbastanza tempo per lo sviluppo della propria condizione fisica. Al contrario, Lee incluse nel suo allenamento tutti gli elementi di fitness, forza e resistenza muscolare, resistenza cardiovascolare e flessibilità. Utilizzò le tecniche tradizionali del culturismo per scolpire e aumentare la massa muscolare. Tuttavia, fu sempre attento nel sottolineare quanto la preparazione mentale e spirituale fossero fondamentali per il successo dell'allenamento fisico e nella pratica delle arti marziali. Nel suo libro Tao of Jeet Kune Do scrisse: L'allenamento è una delle fasi più trascurate dagli atleti. Troppo tempo è dedicato allo sviluppo della pratica e troppo poco allo sviluppo della persona nella pratica di quest'arte. Jeet Kune Do, sostanzialmente, non è una materia dalle tecniche banali ma di alto sviluppo mentale e fisico.

Il programma di sollevamento pesi a cui Lee fece riferimento durante il suo soggiorno ad Hong Kong nel 1965, a soli ventiquattro anni, diede molto vigore alle sue braccia. A quel tempo poteva sollevare con le braccia da 30 a 35 kg per tre serie da otto ripetizioni, insieme ad altri tipi di esercizi, come piegamenti, flessioni ed altri ancora. Le ripetizioni che effettuava a quel tempo erano da sei a dodici per esercizio. Nonostante lo scopo principale di quest'allenamento fosse aumentare la velocità della contrazione e della distensione muscolare, per massimizzare la propria abilità fisica, Lee praticò diverse tipologie di allenamenti ed esercizi, tra cui lo Skipping, che effettivamente servì al suo obiettivo di allenamento e di body building.

Lee credeva che quello dei muscoli addominali fosse uno dei più importanti gruppi muscolari per i praticanti di arti marziali, poiché quasi ogni movimento richiede un certo grado di lavoro addominale. Per di più, gli addominali sono come un guscio che protegge le costole e gli organi vitali. Si allenava dunque ogni mattina dalle 7.00 alle 9.00, praticando esercizio addominale, di flessibilità, sessioni di corsa, per poi riprendere dalle 11.00 alle 12.00. Lee allenava spesso la propria resistenza andando in bicicletta. Un tipico esercizio era correre per una distanza da due a sei miglia in un tempo dai 15 ai 45 minuti, durante il quale variava la sua velocità e con intervalli da 3-5 minuti. Lee percorreva l'equivalente di 10 miglia in 45 minuti di bicicletta. Qualche volta, dopo essere andato in bicicletta, si esercitava con la corda. Spesso faceva anche esercizi per temprare la pelle delle sue mani, tra cui lo spingerle di forza in secchi colmi di pietre e ghiaia.
Fisico

Con il suo continuo dedicarsi al fitness, Bruce riuscì ad avere un fisico ammirato da alcuni dei più importanti nomi della comunità di culturismo. Joe Weider, il fondatore di Mr. Olympia, parlò del fisico di Bruce come «il più definito che io abbia mai visto». Alcuni importanti culturisti hanno indicato Lee come la maggiore influenza sulle loro carriere, inclusi Flex Wheeler, Shawn Ray, Rachel McClish, Lou Ferrigno, Lee Haney, Lenda Murray e il sei volte campione di Mr. Olympia, Dorian Yates. Anche Arnold Schwarzenegger fu influenzato da Bruce, e disse del suo corpo: «Bruce Lee aveva… Voglio dire… Un fisico molto definito. Aveva pochissimo grasso corporeo. Voglio dire, probabilmente aveva uno dei più bassi totali di grasso corporeo di ogni atleta. E credo che è per questo che sembrava così incredibile». Un dottore che una volta conobbe Lee affermò che era «muscoloso come uno scoiattolo e animoso come un cavallo». È risaputo che Lee, nella sua vita, aveva collezionato più di centoquaranta libri sul culturismo, sull'allenamento con i pesi, e la fisiologia. Al fine di allenare specifici gruppi di muscoli, egli creò anche parecchi progetti originali per la sua attrezzatura personale, ed il suo amico George Lee gliele costruì, con le apposite specificazioni.
Prestazioni fisiche

La sua preparazione fisica fece sì che fosse capace di esibirsi in alcune eccezionali prestazioni. La lista seguente parla delle prestazioni che sono documentate e supportate da fonti affidabili.

* La velocità di estensione del pugno di Lee nel colpire da un metro di distanza, raggiunse i cinque centesimi di secondo[3].
* In alcune dimostrazioni, grazie al “pugno a un pollice”, Bruce riuscì a scaraventare all'indietro il volontario anche per alcuni metri[4].
* Bruce riusciva a fare difficili piegamenti sulle braccia usando i soli pollici come punto di appoggio, a braccia protese in avanti (invece che nella postura classica a 'croce'). [5]. In più, celeberrimi sono i piegamenti che riusciva ad effettuare con il solo braccio destro, poggiando l'intero peso del corpo sulle punte dei piedi e su pollice ed indice della mano destra. Un esercizio questo che incluse nella sua dimostrazione a Long Beach nel 1964.
* Bruce poteva mantenere un'elevata posizione a “v” per circa trenta minuti[6]
* In un film che è stato doppiato Dragon Flag, Bruce alza le gambe con le sue sole spalle restando sul margine di una panchina e sospendendo le sue gambe e il torso perfettamente in orizzontale a mezz'aria[7].
* Bruce Lee era in grado di reggere un bilanciere con un carico di 35 kg tenendolo perfettamente diritto davanti a se con le braccia tese.

Problemi

Bruce Lee cercò sempre di migliorarsi, sia dal punto di vista mentale che fisico. Si allenava sei giorni su sette, dedicando spesso la domenica a sedute di pugilato. Ogni qualvolta raggiungeva un livello, se ne prefiggeva uno ancora più alto. Ma il 13 agosto del 1970, a causa di un errato preriscaldamento dei muscoli in un allenamento di sollevamento pesi, subì un grave infortunio: gli esami clinici mostrarono un serio stiramento al quarto nervo sacrale, nella parte inferiore della schiena. I medici consigliarono a Lee di restare a letto tutto il giorno per un periodo di almeno sei mesi. Inoltre annunciarono fermamente che non avrebbe più potuto praticare arti marziali. Lee osservò scrupolosamente il riposo, ma non riusciva ad impedirsi di pensare. Chiese così a Linda di comprargli dei contenitori e dei cartoncini. Li riempì con una gran mole di appunti, che costituiscono per la maggiore il materiale contenuto nei libri scritti da John Little che, come ha sostenuto egli stesso, non apportò modifiche personali a nessuno degli scritti, ma solo li riordinò in modo coerente. Dopo un certo periodo di riposo in cui si spostava soltanto fra il letto e la scrivania, Lee decise di iniziare a tastare nuovamente e progressivamente il terreno. Aveva precedentemente acquistato, soprattutto in Canada, una gran mole di libri che trattavano un po' di tutto: dalle religioni alla riabilitazione, alla filosofia e a qualsiasi arte da combattimento. Non era tipo da lasciarsi abbattere, e se non poté allenare il suo corpo, almeno allenò la mente. In questo lasso di tempo, che rappresenta sicuramente il periodo più buio nella vita di Bruce, progredì moltissimo nella comprensione e nell'approccio alle arti marziali, tanto che quando si fu rimesso risultò ancora più in gamba di prima. Restò molto colpito nelle sue letture dalla filosofia e dagli scritti di Jiddu Krishnamurti. Egli sosteneva che la verità si trova all'interno di ciascun individuo, e che solo con la contemplazione di sé stessi è possibile trovare un motivo per andare avanti, nonché la fiducia in sé stessi. Nell'arco dei successivi sei mesi, Lee riuscì a recuperare la sua agilità e velocità, oltre alla sua potenza; nonostante ciò, la zona lesionata continuò a tormentarlo fino alla morte, che arriverà purtroppo precoce e inaspettata.
Attore
Debutto cinematografico
Un dipinto su muro raffigurante Bruce Lee

Il suo debutto nel mondo cinematografico Hong Kong avvenne molto presto: aveva addirittura solo tre mesi d'età quando fu scelto per il ruolo del neonato nel film Golden Gate Girl (1941). Fra i sei ed i diciassette anni partecipò a ben sedici pellicole, anche se il primo film di un certo riguardo lo interpretò a diciotto anni: si tratta di The Orphan (Ren hai gu hong, 1958, ma distribuito solo due anni più tardi), un film che tratta l'argomento della criminalità giovanile.

Mentre Bruce era negli Stati Uniti abbandonò ogni idea di un film sulle arti marziali. Tuttavia, il produttore di “Batman”, William Dozier, quando il suo parrucchiere gli raccomandò Bruce Lee dopo aver visto la sua dimostrazione nel torneo “Long beach karate” del 1964, lo invitò per un'audizione, durante la quale impressionò il produttore con le sue dimostrazioni veloci sulle arti marziali e si aggiudicò un posto interpretando Kato accanto a Van Williams nella serie TV Il calabrone verde. Lo spettacolo sarebbe durato solo per una stagione (1966-1967). Interpretò Kato anche in tre episodi della serie “Batman” che era prodotta dalla stessa compagnia del Calabrone verde. La serie non ebbe grande successo in patria e ne venne girata una sola stagione (26 episodi).

Seguirono apparizioni da caratterista nelle serie televisive: Ironside e Here come the brides. Nel 1969 Lee fece anche la sua prima apparizione in un film americano: L'investigatore Marlowe. Dove interpreta il ruolo di un killer assunto per intimidire il detective privato Philip Marlowe. Nel 1971 apparve in quattro episodi della serie TV Longstreet, nella quale interpretava l'istruttore di arti marziali del personaggio che da il nome alla serie: Mike Longstreet. Bruce ebbe anche l'idea di una sua serie televisiva chiamata Messaggi da forze sconosciute. L'idea di Lee fu rielaborata più tardi nel tempo e chiamata Kung fu. Il ruolo del monaco nel selvaggio west, ambito da Lee, fu dato a David Carradine poiché il colosso cinematografico americano era convinto che un Cinese nel ruolo di protagonista non avrebbe mai potuto catturare l'attenzione del pubblico americano.
Successo

Lee interpretò il suo primo ruolo da protagonista in Il furore della Cina colpisce ancora (The Big Boss, 1971). Ebbe un enorme, incredibile successo ai botteghini di tutta l'Asia, e lo catapultò verso la celebrità. Arrivò come star nel film Dalla Cina con furore (Fist of Fury, 1972), che fu un altro grandissimo successo. Fondò poi una propria casa di produzione: la Concord Production, al 50% col boss della Golden Harvest Raymond Chow. Sotto tale egida co-produsse, scrisse, diresse e interpretò L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (The Way of the Dragon, 1972). Nell'Urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente, Lee introdusse Chuck Norris come suo rivale, nella scena dello scontro finale nel Colosseo. In realtà Lee e Norris avevano già lavorato assieme qualche anno prima ad Hollywood, sul set del film Missione compiuta... (The wrecking Crew, 1969), il primo come "Karate Advisor" ed il secondo come stuntman. Il loro duello nel Colosseo divenne il combattimento di arti marziali più celebre nella storia del cinema, richiese tre giorni di riprese e venti pagine di minuziose descrizioni in sceneggiatura. Fu filmato in esterni al Colosseo, ma il duello vero e proprio venne realizzato negli studi Golden Harvest in Hong Kong.

Verso la fine del 1972, mentre stava già lavorando al progetto di 'The game of death', la Warner gli offrì il ruolo di protagonista in I tre dell'Operazione Drago, (Enter the Dragon, 1973). Era l'occasione che Lee attendeva da sempre, il poter diventare una stella a livello mondiale. Questo sarebbe, e fu il film, che lo consacrò come divo internazionale. Ne fu non solo protagonista, ma coreografo di tutti i combattimenti e coproduttore con la sua Concord Production. Sfortunatamente, il destino pose fine alla giovane vita di Lee appena qualche mese dopo la fine delle riprese, circa un mese prima che il film fosse distribuito nelle sale. Data fissata per la prima U.S.A. l'agosto 1973. Stando alle dichiarazioni di Linda Lee, inserite nei contenuti speciali del DVD, sul set de I tre dell'Operazione Drago, Lee, fu infastidito e sfidato numerose volte da uno stuntman, che lo punzecchiava con frasi sminuitive. Lee, gli rispondeva che non gli interessava, cosa pensasse di lui, ma un giorno era di pessimo umore, e come dichiarò Bob Wall: "..era più grosso di Bruce e cercava di colpirlo, di fargli male. Era in gamba, ma Bruce riusciva a schivare i colpi, finché non 'aprì il fuoco'. Lo scaraventò contro il muretto e gli fece sanguinare la bocca. Poi lo mise in condizioni di impossibilità a muoversi, mentre sembrò sussurrargli qualcosa del tipo... 'occorre maggiore preparazione'. Non solo da allora il tipo non infastidì più Bruce, ma Lee, non lo cacciò. Gli disse solo di tornarsene al suo posto".

I tre dell'Operazione Drago divenne uno dei più importanti film dell'anno, fu il secondo maggior incasso della Warner Bros dopo L'Esorcista, e consolidò l'immagine di Bruce Lee come leggenda delle arti marziali. Costò solo 850.000 dollari nel 1973, un budget ridicolo per gli standard americani: tenendo conto dell'inflazione, circa 3,74 milioni di dollari attuali.[8] Incasso oltre 8 milioni di dollari in prima edizione, e tra riedizioni in tutto il mondo si calcola abbia incassato, ad oggi, circa 100 milioni di dollari. Sancì l'apice della moda delle arti marziali, lanciata pochi mesi prima dal successo di 5 dita di violenza (King Boxer, con la star di Hong Kong Lo Lieh); moda che avrebbe portato nel 1975 al successo della canzone pop Kung Fu Fighting cantata da Carl Douglas. I tre dell'Operazione Drago, partito come semplice "istant-movie" per sfruttare la moda del kung-fu, ha dimostrato una reputazione duratura ed è cresciuto negli anni come massimo esempio del genere anni '70, al punto che il Los Angeles Times (che lo aveva stroncato all'epoca) lo rivalutò definendolo nel 1993 "Il Via col vento del genere kung-fu". Nel 1998 fu brevemente rieditato nei cinema americani in edizione restaurata, e una copia è conservata al Congress Library degli USA.
"Morte accidentale"
« Dopo 27 anni dalla morte di Bruce Lee sento ancora molte persone che mi dicono che Bruce ha cambiato le loro vite dandogli un vero scopo nella vita. »

(Linda Lee, vedova di Bruce Lee)
Tomba di Bruce Lee a Seattle, con accanto quella del figlio Brandon

Il 10 maggio 1973 si verificò un segno premonitore: Bruce ebbe un collasso negli studi Golden Harvest mentre procedevano con il doppiaggio de I tre dell'Operazione Drago. Fu colto da vomito, febbre altissima, nonché forti convulsioni che interessavano tutto il corpo. Immediatamente trasportato all'ospedale più vicino, il dott. Wu in particolare (neurochirurgo) riscontrò che era in corso un edema cerebrale. Gli fu somministrato prontamente del Manithol, un medicinale atto a ridurre il gonfiore al cervello, e Bruce sopravvisse. Il giorno della morte, stranamente, Bruce non accusò nessun sintomo ricollegabile al precedente collasso avuto a maggio. Doveva cenare in un ristorante con l'attore George Lazenby. Bruce incontrò il produttore alle 14.00 a casa per discutere riguardo al film Game of death. Lavorarono fino alle 16.00 e poi andarono insieme a casa di Betty Ting Pei, attrice taiwanese. I tre controllarono la sceneggiatura e, visto che Lee disse di non sentirsi ancora bene, Chow se ne andò per primo all'appuntamento.

Per alleviare l'emicrania di Lee, Ting Pei gli aveva prescritto un potente analgesico ora proibito, l'Equagesic, contenente sia aspirina che meprobamato. Alle 19.30 circa, Bruce si coricò in camera di Betty. Chow, non vedendo arrivare i due, telefonò a Betty, che per tutta risposta disse di non riuscire a svegliare Lee. Chow si precipitò nell'appartamento, e dopo vari tentativi di soccorso Betty chiamò il proprio medico personale, che accorso passò dieci minuti nel cercare di rianimarlo, inutilmente. Fu deciso così di trasportarlo immediatamente in ospedale con l'ambulanza, al Queen Elizabeth Hospital. Non c'erano ferite esterne visibili; tuttavia, il suo cervello mostrava gli inconfondibili segni dell'edema acuto che lo uccise nel sonno, nel corso di un coma dal quale mai si risvegliò. Il suo cervello, che mediamente in un adulto pesa attorno ai 1400 grammi, ne pesava 1575 (un aumento del 13%). Bruce aveva solo trentadue anni. Le uniche due sostanze trovate durante l'autopsia, nello stomaco e colon, furono i due componenti dell'Equagesic e irrisorie quantità di cannabis. Il 15 ottobre 2005, Chow dichiarò che Lee morì per un'ipersensibilità al rilassante del muscolo, contenuto nell'Equagesic (il meprobamato). Il meprobamato è un ingrediente molto comune negli antidolorifici. Quando i dottori annunciarono ufficialmente la morte di Bruce Lee, fu dichiarato dal dott. Langford che era morto per una reazione allergica, ad uno o ad entrambi i componenti dell'Equagesic. Il verdetto finale fu di: "morte accidentale".

Un'altra teoria non ufficiale, dice che Bruce morì per una reazione della combinazione Equagesic-cannabis[senza fonte], all'epoca consumata sotto forma di hashish. Il dottor Wu suggerì, come conclusione del referto ufficiale sulla morte, che Lee dovesse essere ipersensibile a quel farmaco o all'hashish, e che il ruolo della cannabis non poteva interamente essere escluso. Ad appoggiare la sua teoria il fatto che, durante il primo collasso, nel corpo di Bruce non c'era traccia di Equagesic. Le cause della morte di Lee sono ancora oggi, fra gli appassionati e milioni di suoi fan in tutto il mondo, oggetto di discussione. Lo stato da icona e la morte inusuale di Lee in giovane età, condusse diverse persone a sviluppare le più disparate teorie sulla sua repentina morte, alcune delle quali sono state citate in un numero speciale (almanacco) di Martin Mystère uscito nel 1993, dedicato all'Estremo Oriente.

Dopo la morte di Bruce, Linda tornò nella sua città natale a Seattle, ove seppellì suo marito nel lotto 276 del cimitero di Lakewiew. Suo figlio Brandon Lee, oggi gli è sepolto a fianco. Tra i portatori della bara al secondo funerale (dopo quello di Hong Kong), tenutosi in forma strettamente privata a Seattle, c'erano: Steve McQueen, James Coburn, Chuck Norris, Dan Inosanto, Taky Kimura, Peter Chin e il fratello minore, Robert Lee.
Apparizioni televisive

* The green hornet (1966-1967) Kato
* Batman (3 episodi) (1966) Kato
* Ironside (26 ottobre 1967) Leon Soo
* Blondie Bruce Lee recita in un episodio nella parte di un istruttore di arti marziali che allena un divo dello spettacolo per aiutarlo ad affrontare un prepotente.
* Here come the brides (9 aprile 1969) Lin
* Longstreet (quattro episodi) (1971) Li Tsung
* The Pierre Berton Show (1971) se stesso (intervista)

Filmografia

Solo questi qui di seguito sono film realmente interpretati da Bruce Lee. Altri titoli col suo nome, sono un'operazione postuma.

* 1941 - Golden gate girl
* 1946 - The birth of Mankind
* 1948 - Fu gui fu yun
* 1949 - Meng li xi shi
* 1950 - Xi lu xiang
* 1951 - Ren zhi cue
* 1953 - Qian wan ren jia
* 1953 - Fu zhi guo
* 1953 - Ku hai ming deng
* 1953 - Ci mu lei
* 1953 - Wei lou chun xiao
* 1955 - Gu xing xue lei
* 1955 - Gu er xing
* 1955 - Ai
* 1955 - Ai xia ji
* 1955 - Er nu zhai
* 1956 - Zhia dian na fu
* 1957 - Lei yu
* 1960 - Ren hai gu hong
* 1967 - Ironside (serie) Tv
* 1968 - L'investigatore Marlowe (Marlowe)
* 1971 - Il furore della Cina colpisce ancora (Tang shan da xiong o The Big Boss)
* 1972 - Dalla Cina con furore
* 1972 - L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (Meng long guojiang o Way of the Dragon)
* 1972 - Game of Death, progetto incompiuto raccolto nel documentario Bruce Lee: la leggenda (2000)
* 1973 - I tre dell'Operazione Drago (Enter the Dragon).
* 1978 - L'ultimo combattimento di Chen
* 1980 - Game of Death 2 - L'ultima sfida di Bruce Lee

Doppiaggio

Quanto alle edizioni e doppiaggi italiani, i primi tre film giunti in Italia (Dalla Cina con furore, Il furore della Cina colpisce ancora e L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente) vennero doppiati presso gli studi CDS dalla cooperativa CD, con Cesare Barbetti che presta la voce a Lee. Invece, I tre dell'Operazione Drago venne curato dalla SAS ed è Carlo Sabatini a doppiare Bruce. Infine, ne L'ultimo combattimento di Chen (doppiaggio Cvd), il protagonista è doppiato da Luigi La Monica. Mentre nell'apocrifo L'ultima sfida di Bruce Lee (1980), il personaggio di Lee (Billy Lo, cioè il protagonista di Game of Death) è doppiato dal futuro comico Massimo Lopez.
Produzioni postume
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L'ultimo combattimento di Chen

Due anni dopo la morte di Bruce Lee, il regista Lin Ping dirige Good Bye Bruce Lee (Yung chun ta hsiung, 1975) utilizzando il più somigliante dei "sosia" del grande attore: l'atletico Ho Chung Tao (nome d'arte: Bruce Li). La storia riprende le idee che Bruce aveva per il suo Game of Death, rimaneggiandole e privandole dell'aspetto filosofico che più stava a cuore all'attore. È solo uno delle decine di film speculanti su Lee ed interpretati da una pletora di sosia, tra Hong-Kong e Taiwan.

Nel 1977 la casa cinematografica che possiede i diritti del materiale girato di Game of Death decide di sfruttare l'enorme successo e notorietà che la morte di Bruce sta suscitando in giro per il mondo.[senza fonte] Affida così al regista Robert Clouse, che ha già diretto I tre dell'Operazione Drago, un progetto particolare: prendere il materiale girato dall'attore prima della morte, rimaneggiarlo e farne un film. Esce così nel 1978 L'ultimo combattimento di Chen (Game of Death/Xi wang youxi).

Le scene di arti marziali aggiunte sono coreografate dall'allora esordiente Sammo Hung; vengono richiamati alcuni attori amici di Bruce Lee, come il maestro Dan Inosanto, e per finire vengono scelti ben tre attori diversi per interpretare le parti mancanti del film. Malgrado l'operazione commerciale sia di dubbio gusto, riscuote molto successo e l'esempio viene seguito da altri.[senza fonte]

Nel 2000, ventidue anni dopo, il regista e scrittore John Little ritrova il materiale originariamente girato da Bruce Lee prima di morire. Detto materiale, giaceva dimenticato negli archivi della casa cinematografica Golden Harvest[senza fonte] Il regista decide così di rimasterizzare il materiale trovato, e di montarlo, seguendo le indicazioni che lo stesso Bruce Lee aveva lasciato. Per completare il lavoro, fa recitare ad alcuni attori le parti mancanti, ed aggiunge alcune interviste a persone che avevano conosciuto l'attore in vita. Il risultato è un film-documentario, Bruce Lee: la leggenda (Bruce Lee: A Warrior's Journey), che tenta di rendere onore dopo tanti anni all'ultimo lavoro di Bruce Lee. Quello che si sarebbe potuto considerare il suo testamento spirituale, se ne avesse fatto un film vero; la natura homevideo di "Bruce Lee-La Leggenda", lo colloca invece in un contesto di revival generale, che vede proliferare documentari e libri. Sovente, esclusivamente operazioni di puro marketing.[senza fonte]
Film-biografia

L'enorme clamore provocato dalla morte improvvisa dell'attore, ha creato numerosissimi film-biografia diversissimi fra di loro: ognuno vorrebbe raccontare come "veramente" sono andati i fatti.

Nel 1976 l'attrice Betty Ting Pei, nella cui casa è deceduto tre anni prima Bruce Lee, appare in un film biografico sul suo rapporto con l'attore. Esce così Io... Bruce Lee (Lei Siu Lung jyu ngo, 1976), nel quale l'attrice dichiara apertamente la sua storia d'amore con Bruce Lee. Inoltre il film, sembra un grido di disperazione dell'attrice contro tutti quelli che l'hanno accusata di aver sfruttato la morte dell'amante per far parlare di sé. Il che è paradossalmente vero, considerando che è protagonista indiscussa di un film come questo che la beatifica. La parte di Bruce è interpretata da Danny Lee (Li Siu Hsien, in seguito star del genere poliziesco made in Hong Kong, in numerosi film tra cui The Killer di John Woo).

Nel 1978 esce Bruce Lee Supercampione (Li Hsiao Lung chuan chi) di Ng See Yuen (il più giovane regista del kung-fu anni '70) con Ho Chung Tao nel ruolo di Bruce Lee. Critica: nel film l'attore viene dipinto con un carattere forte ai limiti del "teppismo", prestandosi facilmente alla lotta ed alla violenza, tutto all'opposto della realtà. Un pregio del film è però quello di ripercorrere tutti i luoghi dove Bruce Lee ha girato i suoi film, ed in molti casi usando le stesse comparse (nella parte romana, appaiono gli stuntmen Cianfriglia e Nicola Di Gioia, all'epoca attivi nel poliziesco e nel western, nonché Roberta Ciappi attrice vista anche in I padroni della città di Fernando di Leo). Da notare infine, come nel film si faccia solo un veloce accenno alla moglie Linda ed ai figli di Bruce.

È del 1993 la trasposizione cinematografica del romanzo di Linda Lee del 1989, Dragon - La storia di Bruce Lee. Linda racconta la storia del marito aggiungendo però molto romanticismo ed il punto di vista soggettivo: al contrario di Bruce Lee Supercampione, il ruolo di Linda nella storia è predominante. Il film vede Jason Scott Lee vestire i panni del campione. L'attore, digiuno di arti marziali, è stato scelto dal regista Rob Cohen perché, a suo dire, è più facile insegnare un minimo di arti marziali ad un attore che insegnare recitazione ad un artista marziale; la persona che ha addestrato Jason Scott Lee nel Jeet Kune Do è Jerry Poteet, uno degli allievi originali di Bruce Lee. Nel film appare, nella piccola parte di una cantante in una festa, Shannon Lee, la figlia di Bruce e Linda.

A partire dagli anni Ottanta e poi nei Novanta, una fioritura in tutto il mondo di libri su Bruce Lee ha contribuito a rinverdirne il mito. Negli Stati Uniti, indefesso divulgatore dell'opera di Bruce Lee è John Little, film-maker e scrittore. In Italia è stato lo sceneggiatore, scrittore e saggista, Lorenzo De Luca autore dei primi libri in lingua italiana non solo su Lee, ma anche sul fenomeno del cinema di Arti Marziali, che hanno contribuito a divulgare non solo il Piccolo Drago, ma anche gli allora poco conosciuti Jackie Chan, Sammo Hung e Lau Kar Leung, presso una nuova generazione di fans italiani. De Luca è stato anche regista di Dragonland (2008), il primo documentario made-in-Italy sul cinema di Arti Marziali, nel quale appaiono numerosi personaggi che conobbero Lee: (Lau Kar Leung, Sergio Martino, Gordon Liu, Malisa Longo e numerosi altri), ed è anche il solo filmmaker italiano a godere di un certo riconoscimento presso le star del Kung-Fu, Gordon Liu e Jackie Chan in primis.

La leggenda di Bruce Lee è una serie televisiva proveniente dalla Cina. Consta di 30 episodi da 47 minuti l'uno e va in onda sul canale Rai 4 a partire dal 4 aprile 2009. Si tratta della biografia televisiva dell'indimenticabile artista marziale cino-americano Bruce Lee, trasmessa dalla televisione di Stato cinese (CCTV) in occasione delle Olimpiadi del 2008. Danny Chan Kwok-kwan, già interprete di film come Shaolin Soccer e Kung Fusion, veste nel telefilm i panni di Bruce Lee in un'ottima prova interpretativa sostenuta da un’eccezionale preparazione atletica. Il racconto della serie prende avvio dalla seconda metà degli anni Cinquanta, quando a Hong Kong il giovane Bruce Lee inizia ad accostarsi all'arte del kung fu. Recentemente il mistero che avvolge le morti di Bruce e Brandon Lee è stato oggetto d'una puntata di Voyager (Rai 2) con ospiti quali il regista Enzo G.Castellari, lo sceneggiatore Lorenzo De Luca (che incontrò Brandon pochi mesi prima del tragico incidente) ed altri.

wikipedia

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giovedì 11 febbraio 2010

Gli occhiali per il 3D e la nostra salute


Occhiali 3D, sì o no? Questo amletico dubbio è calato come un’ombra scura sulla prosperità del cinema 3D e attorno ad esso si sta concentrando il dibattito mediatico di questi giorni. Il primo allarme sulla effettiva sicurezza di questi dispositivi per gli occhi è stato lanciato dal Codacons. L’associazione dei consumatori ha infatti denunciato ai Carabinieri del Nas l’assenza del marchio CE negli occhiali consegnati agli ingressi dei cinema, sottolineando come nella maggior parti dei casi si tratti di prodotti “Made in china”, pericolosi per la salute dei consumatori.

In attesa dei risultati delle indagini dei Nas che accerteranno l’esistenza di eventuali irregolarità come dobbiamo comportarci? Quali sono i rischi effettivi per i nostri occhi? Dobbiamo effettivamente preoccuparci per la nostra salute? Abbiamo rivolto questi interrogativi a Maria Laura Ciccarelli, ortottista dell'IRCCS San Raffaele Termini.

Le lenti in sé non sono dannose. “Mi sono confrontata con molti colleghi ed ottici – ha detto la dott.sa Ciccarelli - e posso affermare che siamo tutti concordi nel non ritenere le lenti 3D dannose. In oculistica e in ortottica le utilizziamo per determinare il senso della profondità o stereopsi. La stereopsi è il livello più alto della visione binoculare e si saggia anteponendo davanti agli occhi occhiali polarizzati, che consentono di percepire determinate immagini in tridimensione. Il presupposto per la percezione in rilievo è una buona acutezza visiva in ciascun occhio ed un normale allineamento degli occhi. Senz’altro è importante che la qualità delle lenti sia garantita per cui benvenga il riconoscimento del marchio CE ma per quel che riguarda gli effetti collaterali come nausea o mal di testa credo sia necessario fare chiarezza”.

Il cinema 3D come i videogiochi. “In realtà – spiega la Ciccarelli - a creare disagi fisici come nausea, mal di testa e simili non sono gli occhiali 3D bensì la velocità della sequenza delle immagini”. A livello di stimolazione per gli occhi il cinema 3D può essere paragonato ai videogiochi. Dunque l’uso prolungato di una visione ipercinetica-iperstimolante, in determinati soggetti predisposti per cause diverse, può provocare fastidi o disturbi, allo stesso modo di un uso eccessivo di un video-gioco. “Per fare un esempio del tipo di sforzo a cui sottoponiamo i nostri occhi in questi casi basta pensare al fastidio che avvertiamo quando, guardando fuori dal finestrino di un treno in corsa, fissiamo i pali che ci passano davanti”.

Non dimenticare la propria correzione ottica. “Un altro errore molto comune che può causare affaticamento e fastidi – continua la Ciccarelli - è quello di indossare gli occhiali 3D senza il supporto della propria correzione ottica. Come spiegavo prima, il presupposto per la percezione in rilievo è una buona acutezza visiva in ciascun occhio ed un normale allineamento degli occhi. Quindi, per ottenere un buon risultato della tridimensionalità ed evitare mal di testa e nausee, le lenti 3D vanno utilizzate anteponendole alla correzione ottica in uso”.

L’igiene è fondamentale. “Per la prevenzione di patologie flogistiche – conclude la Ciccarelli – l'igiene è fondamentale. E’ quindi consigliabile che nelle sale cinematografiche vengano distribuite lenti 3D CE monouso o in alternativa occhiali sigillati che abbiano subito un processo di sterilizzazione”. (kataweb)

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mercoledì 3 febbraio 2010

Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni

Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni è un film "commedia scolastica" del 1981, diretto da Bob Clark e prodotto dalla 20th Century Fox. Sul filone goliardico inaugurato da "Animal house" due anni prima, il quale tema è uno spiccato spirito ribelle, Porky's ne inaugura uno a se stante e duraturo, mettendo in risalto un'esuberanza sboccata dei personaggi ma tutt'altro che gratuita e dalla comicità garantita, complice forse il contesto storico, quello di un'America dalla facciata falsamente perbene, dove anche il ritratto del tenace e marziale presidente Eisenhower sorride ad uno sproloquio moralistico.

Trama [modifica]

Florida, metà anni cinquanta. Una banda di studenti liceali in piena tempesta ormonale ed in cerca di emozioni forti fanno il buono ed il cattivo tempo nel loro istituto, complici alcuni loro docenti, non ultima un'istruttrice soprannominata Lassie. I ragazzi si adoprano per far compiere la prima esperienza al protagonista soprannominato "Pipino" giacché "immaturo" perché vergine, così la vicenda inizia a metà film quando essi si ritrovano in un locale trash in un vicina contea, denominato Porky's, dal soprannome del grasso proprietario. L'uomo antipatico, tutt'altro che disponibile, si prende gioco dei ragazzi derubandoli dei loro risparmi, con la complicità di un ambiguo "sceriffo" che si rivela essere suo fratello ma la vendetta dei ragazzi arriva puntuale e "Pipino" compie il suo passo mentre scorrono i titoli di coda.
Note [modifica]
« Stesso umorismo delle commedie di Alvaro Vitali. Riuscirà in Italia ad eguagliare il successo conseguito in patria? »

( Callisto Cosulich - Paese Sera)

* All'insegna di battute azzeccate, il film ebbe un ottimo successo di botteghino anche in Italia, nonostante il divieto ai minori di 18 anni.
* Porky è preso dal maialino Porky Pig, amico di Duffy Duck, noti personaggi d' animazione nel secondo dopoguerra.
* Sottotitolo italiano poco pertinente unito ad una cartellonistica recante icone di maiali con degli attuali scooter Vespa e walkman.
* In due anni vennero realizzati due seguiti dove il personaggio antagonista di "Porky" riappare solo nel terzo film.
* Kim Cattral interpreta il ruolo di una giovane sensuale, animalesca, anticipando di anni l'analogo personaggio di Samantha, cui è interprete, nella popolare serie TV Sex and the City.

Sequel [modifica]

* Porky's II: il giorno dopo (Porky's II: The Next Day, 1983) Scheda su Porky's II - Il giorno dopo dell'Internet Movie Database
* Porky's III: la rivincita! (Porky's Revenge, 1985) Scheda su Porky's III - La rivincita!

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martedì 26 gennaio 2010

Buried

E’ possibile girare un intero film con un solo attore, imprigionato vivo all’interno di una bara, avendo come unico punto focale della trama il tentativo dell’uomo di uscire fuori da questa terrificante e strettissima prigione per sfuggire all’inevitabile morte?

Sì, evidentemente si può, perchè la storia (si fa per dire) appena descritta riassume tutto il plot di Buried, film in produzione in questo periodo, diretto dal debuttante Rodrigo Cortés e interpretato da Ryan Reynolds, nella parte di Paul, appaltatore civile statunitense che lavora in Iraq, e che a seguito di un attacco delle forze nemiche si ritrova appunto inchiodato all’interno di una bara, dalla quale dovrà cercare di uscire con l’aiuto solo di un accendino e di un cellulare.

Horror estremo? Sperimentazione visiva e narrativa portata fino all’esasperazione? Ricerca della più assoluta profondità sensoriale? Sfida agli occhi e alla pazienza dello spettatore?

Staremo a vedere. Di certo un film così si preannuncia veramente unico nel suo genere. (guidesupereva)

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sabato 16 gennaio 2010

Io sono leggenda (film)

Io sono leggenda (I Am Legend) è un film del 2007 diretto da Francis Lawrence, basato sull'omonimo romanzo di Richard Matheson.

È il terzo film basato su questo libro, dopo L'ultimo uomo della Terra (1964) dei registi Sidney Salkow e Ubaldo Ragona, e 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man) di Boris Sagal.

Il film è uscito il 14 novembre 2007 nelle sale americane e l'11 gennaio 2008 in quelle italiane.[1]

Trama


Anno 2012. Robert Neville (Will Smith) sembra essere l'unico sopravvissuto a una spaventosa epidemia generata dal virus del morbillo geneticamente modificato e originariamente concepito per combattere il cancro. L'epidemia ha infettato quasi tutti gli esseri umani e gli animali domestici con risultati diversi: la stragrande maggioranza è morta, mentre una piccola percentuale ha subìto una degenerazione simile a quella provocata dalla rabbia, che li ha condotti allo stato di zombi (questa una delle differenze rispetto al testo originale dove si trattava di vampiri) necessitati a nascondersi dai raggi UV. Meno dell'1% della popolazione è risultato completamente immune agli effetti dell'epidemia, ma è stato cacciato e ucciso dagli infetti. Brillante virologo militare, il dott. Neville si è barricato nella sua casa di New York, costruendovi un laboratorio sotterraneo in cui conduce degli esperimenti su cavie animali infette per trovare una cura all'epidemia; solo di giorno può aggirarsi per le strade in cerca di cibo e rifornimenti, dato che gli infetti rimangono nascosti nel buio all'interno degli edifici abbandonati.
La Ford Shelby Mustang GT500 guidata dal protagonista

La sua unica compagnia è il cane Sam (Samantha), della sua piccola figlia Marley, e alcuni manichini con cui si intrattiene quotidianamente a conversare; passa inoltre ore a guardare DVD e programmi televisivi registrati, e attende che qualcuno risponda al suo continuo messaggio radio che invita ogni sopravvissuto a raggiungerlo al porto (alle ore 12:00 di ogni giorno Robert si presenta al luogo stabilito nel messaggio aspettando inutilmente qualcuno). Durante i suoi esperimenti i test su un ratto di laboratorio si rivelano abbastanza promettenti da spingerlo a procedere con i test sui soggetti umani infetti; individuata una loro colonia, intrappola e cattura una di loro, ma l'esperimento sembra fallire portando la donna vicino alla morte. Il giorno dopo, durante il suo consueto giro della città, Robert trova uno dei suoi manichini in mezzo alla strada; avvicinatosi, cade in una trappola evidentemente preparata dagli infetti, e viene attaccato da tre cani che feriscono Sam e la contagiano, costringendo Robert a sopprimerla soffocandola; la notte successiva Robert, scoraggiato dalla non riuscita dei suoi esperimenti, depresso per la morte del cane e ormai convinto di essere l'unico uomo rimasto sulla Terra esce in macchina in piena notte allo scopo di suicidarsi uccidendo il maggior numero di infetti, ma quando tutto sembra perduto l'arrivo di una donna e di un bambino, sopravvissuti e immuni anch'essi, lo salva dall'assalto.
« Il suo progetto... Va bene, parliamo del progetto del tuo Dio. C'erano 6 miliardi di persone quando è scoppiata l'epidemia. Il virus di Krippin ha una mortalità del 90%, questo vuol dire 5 miliardi e 400 milioni di morti. Contagio, emorragia interna, morte. Meno dell'1% di immuni, vale a dire 12 milioni di persone come te, me e Ethan. I rimanenti 588 milioni di persone sono diventate i tuoi "cacciatori del buio". E poi hanno avuto fame e hanno ucciso e mangiato tutti i sopravvissuti. Tutti i sopravvissuti. Ognuna di quelle persone che tu o io abbiamo mai conosciuto è morta. Morta! Dio non c'è. Dio non c'è. »

(Robert Neville / Will Smith)

I tre si ritirano in casa di Robert, dove Anna (Alice Braga) gli spiega che Dio ha fatto in modo che lo salvasse e le ha detto di mettersi in viaggio per una colonia di sopravvissuti nel Vermont raccontando che il virus non avrebbe resistito al freddo. Anna racconta a Robert la propria avventura, spiegandogli che durante lo scoppio dell'epidemia, lei e un gruppo di altri uomini si trovavano a bordo di una nave ospedaliera della Croce Rossa al largo di San Paolo del Brasile, ma a causa degli approvvigionamenti a terra qualcuno contrasse il virus e lo diffuse all'interno della nave; lei e il bambino sono gli unici sopravvissuti. Fra lei e Robert, che ha visto morire tutti coloro a cui teneva e non ha più fede, scoppia un litigio, interrotto dall'assalto degli infetti, che li avevano seguiti. Il trio è costretto a rifugiarsi nel laboratorio, dove Robert scopre che la donna infetta a cui aveva somministrato il vaccino sta inaspettatamente guarendo. Robert preleva dalla donna un campione di sangue e la consegna ad Anna, affinché possa salvare l'umanità. Per permettere agli altri due di fuggire attraverso un cunicolo sotterraneo, Robert si sacrifica facendosi esplodere insieme agli infetti. Il suo ultimo ricordo è il gesto che sua figlia faceva spesso dicendo «Papa guarda, una farfalla», dopo aver notato sul collo di Anna un tatuaggio di una farfalla (il simbolo della farfalla, vita e innocenza, compare più volte nel film).

Terminando con la narrazione di Anna che spiega come, raggiunta la colonia di sopravvissuti nel Vermont, la cura abbia salvato il mondo e permesso all'umanità di ricominciare; la storia di Robert Neville, raccontata da Anna e documentata sulle registrazioni video dei suoi esperimenti, creerà la sua leggenda.
« Nel 2009 un virus letale distrusse la nostra civiltà e spinse il genere umano sull'orlo dell'estinzione. Il Dottor Robert Neville dedicò la sua vita alla ricerca di una cura e alla ricostruzione dell'umanità. Il 9 settembre del 2012 alle 8 e 49 di sera scoprì quella cura e alle 8 e 52 donò la sua vita per difenderla. Noi siamo il suo lascito, lui è Leggenda. Illumina l'oscurità. »

(Anna / Alice Braga)
Finale alternativo


Dopo pochi mesi dall'uscita cinematografica, su Internet ha iniziato a circolare un video relativo ad una versione alternativa del finale, forse sostituito con il finale presente nell'edizione cinematografica nelle ultime fasi della post-produzione[2].

La trama è molto diversa: al posto di farsi esplodere con gli infetti, Neville si salva. Il capo degli infetti disegna con le mani una farfalla sul vetro e subito dopo Neville vede sul collo della vampira la farfalla tatuata (e non su quello della ragazza). Cosi rimuove l'ago del vaccino alla donna in cura facendola tornare vampiro e riconsegnandola al capo dei mostri, che aveva interrotto l'attacco.

Il capo riprende con sé la donna abbracciandola e baciandola, dimostrando che anche le persone infette, al contrario di quanto credeva Neville fino a quel momento, avevano sviluppato una loro struttura sociale e potevano provare sentimenti. Neville viene quindi lasciato vivo dagli esseri che se ne vanno e, nella scena successiva ambientata in pieno giorno, si allontana da New York con la ragazza ed il bambino sul suo fuoristrada. Non viene mostrato il loro arrivo nella comunità dei sopravvissuti, sulla cui reale esistenza il personaggio di Neville aveva precedentemente posto dei dubbi, che con questo finale potrebbero rivelarsi motivati.

Alla luce di questo finale si spiegano meglio anche alcune scene precedenti: in primo luogo, quando il protagonista cattura la donna infetta, un uomo infettato espone il suo viso alla luce del sole, ringhiando contro Neville, da ciò Neville è indotto a fare varie considerazioni sul fatto che i vampiri stiano ormai cominciando ad ignorare il naturale istinto di sopravvivenza e che la de-evoluzione sociale sia ormai completa. Si tratta, però, dello stesso infetto che, più tardi, tenderà una trappola a Neville (trappola molto simile a quella usata dallo stesso Neville) e guiderà l'assalto contro casa sua. Ciò potrebbe far pensare che il protagonista si sia sbagliato nell'interpretare il gesto del maschio, il quale, presumibilmente stava esprimendo la sua rabbia verso colui che aveva catturato una sua compagna ed aveva ucciso tanti membri della sua stessa comunità, quindi non si tratterebbe di una completa de-evoluzione, ma, al contrario, di una forma, per quanto semplice e quasi animalesca, di socialità e l'aggressività dei "cacciatori del buio" risulterebbe così una reazione ai comportamenti del protagonista, che infatti si scusa, piuttosto che un comportamento irrazionale.

Inoltre in questo finale alternativo si vedono alcune scene presenti nel trailer, ma poi assenti nel film distribuito nelle sale. Il finale, insieme ad altro materiale inedito è stato inserito nell'edizione DVD.
Produzione [modifica]

L'idea originaria di riproporre per il grande schermo il romanzo di Matheson risale al 1995, quando la Warner Bros ne acquistò i diritti cinematografici con l'intenzione di farlo dirigere da Ridley Scott e di assegnare la parte di protagonista a Arnold Schwarzenegger, ma così non fu per problemi di budget troppo alto.[3]

Le riprese del film sono iniziate ufficialmente il 23 settembre 2006: esse si sono svolte per la maggior parte a New York e dintorni mentre alcune scene sono state effettuate in New Jersey;[4] le riprese in generale si sono concluse il 31 marzo 2007.[5] Il budget per la realizzazione del film è stato di circa 150.000.000 $.[5]
Cast [modifica]

* Willow Smith è Marley Neville. L'attrice è figlia del più celebre Will e si è aggiudicata la parte dopo una scomessa fatta col padre.

Cameo


È presente un cameo dell'attrice inglese Emma Thompson nel ruolo della dottoressa Alice Krippin (non accreditato), che all'inizio del film viene intervistata in TV a proposito del vaccino nella cura del cancro tramutatosi poi nel devastante virus, denominato appunto Morbo di Krippin.[6]
Colonna sonora [modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Io sono leggenda (colonna sonora).
Incassi


Il film ha riscosso un grande successo: in Italia ha incassato 13.857.000 €[7], in Usa 256.227.000 $[7] e in tutto il mondo ben 585.349.010 $[8], risultando mondialmente il film con il miglior incasso del weekend 4-6 gennaio 2008[9] e piazzandosi al secondo posto fra i maggiori successi di Will Smith.
Riconoscimenti


Dopo aver ottenuto un notevole successo economico, ha ricevuto una buona accoglienza in numerose premiazioni cinematografiche:
Candidature


* Golden Trailer Awards
o Miglior Spot TV thriller (per "One")
o Miglior Spot TV originale (per "Quarentine")
* Image Awards
o Miglior attore in un film d'azione (Will Smith)
o Miglior film d'azione
* MTV Movie Awards
o MTV Movie Award al miglior film
* Motion Picture Sound Editors
o Golden Reel Award per i migliori effetti sonori
* National Movie Awards
o Miglior film d'azione/avventura
o Miglior performance maschile (Will Smith)
* Satellite Awards
o Miglior sonoro
* Saturn Award
o Saturn Award per il miglior film di fantascienza
* Young Artist Awards
o Miglior performance di una giovane attrice di dieci anni (Willow Smith)


Vinti


* Golden Trailer Awards
o Miglior horror
o Miglior sonoro
* MTV Movie Awards
o MTV Movie Award alla miglior performance maschile (Will Smith)
* Saturn Award
o Saturn Award per il miglior attore (Will Smith)
* Teen Choice Awards
o Miglior attore horror/thriller (Will Smith)
o Miglior film horror/thriller
* World Soundtrack Award
o Compositore dell'anno (James Newton Howard)



Citazioni di altre opere


* Durante la scena in Time Square si può intravedere un enorme cartellone con il logo dell'uscita cinematografica del film Batman vs Superman. Per alcuni l'inserimento di quest'opera è un omaggio ai numerosi lettori dell'omonimo fumetto, per altri un ricordo del progetto cinematografico decennale che voleva i due supereroi scontrarsi e affrontare i propri acerrimi nemici.
* Quando Robert Neville apre l'armeria per prendere il fucile, si intravede il DVD del celebre film di gangster Quei bravi ragazzi.
* Quando Robert si sveglia la mattina dopo il suo salvataggio da parte di Anna, trova Ethan in salotto che vede il DVD di Shrek, di cui lui conosce a memoria le battute.

Citazioni di aziende


* Nel film sono mostrati diversi prodotti tecnologici della Apple di cui il protagonista fa un notevole uso: un iPod, un MacBook Pro, un Xserve RAID a sei dischi, un Apple Cinema Display, un MacPro; gli ultimi tre compaiono nel laboratorio.
* Nella scena del pasto, mentre Neville apre il frigo, sullo sportello pieno di adesivi e immagini, oltre a un disegno dedicato a Bob Marley, campeggia una copertina del Time Magazine dedicata proprio al dottor Neville. Tra l'altro la Warner Bros, produttrice del film, fa parte del gruppo editoriale della rivista.
* Quando apre il frigo per pranzare, prende un barattolo di salsa di pomodoro in cui si vede chiaramente il simbolo della Barilla.

Simbolismo


Nel film compaiono più volte riferimenti alla farfalla come simbolo. Le scene in questione sono:

* Nella prima scena, il protagonista, svolta pericolosamente mentre è alla guida della Ford Shelby Mustang GT500. L'inquadratura si sposta su un volantino attaccato al retro di un carro armato con su scritto "God still love us". Sul volantino è palesemente presente l'immagine di una farfalla.
* Mentre Neville raccoglie delle pannocchie una farfalla passa davanti a Sam attirandone l'attenzione (ventesimo minuto circa)
* Quando il capo dei mutanti sfonda la parete di plexiglass si può notare che le crepe formano una farfalla.
* Mentre l'infetta si dimena sul tavolo del laboratorio di Neville (in seguito alla somministrazione della potenziale cura), è possibile notare una farfalla tatuata sulla schiena della stessa, situata all'altezza della scapola sinistra.
* L'ultimo pensiero di Neville, prima di farsi esplodere coi mutanti, va a un gesto che sua figlia spesso faceva dicendo "guarda! una farfalla", dopo aver notato sul collo di Anna un tatuaggio dell'insetto.

Il significato simbolico della farfalla corrisponde alla vita e all'innocenza, ed è più volte inserito in alcuni contesti cruciali del film. Presso l'antica Grecia la farfalla simboleggiava la fuoriuscita dell'anima dal corpo di una persona, ed in effetti si può identificare tale aspetto nella trasformazione da uomo a mutante.
Prequel [modifica]

I Am Legend: Awakening è il titolo di lavorazione del prequel in fase di studio con uscita cinematografica prevista nel 2011.[10][11] Alla regia è riconfermato Lawrence, su sceneggiatura di D.B. Weiss e Will Smith in contratto per riprendere la parte di Neville. La trama è ambientata a NYC e Washington DC, e narra degli avvenimenti di poco antecedenti all'espansione della pandemia e del ruolo chiave avuto da Neville a riguardo.[12][13]
Differenze tra film e libro [modifica]

* Nel romanzo Neville è un civile, nel film un ricercatore dell'esercito americano.
* Nel libro la moglie di Neville muore perché infetta, viene seppellita dallo stesso Robert ma torna poi il giorno dopo per ucciderlo, mentre nel film muore con la figlia a causa di un incidente in elicottero.
* Nel film il protagonista ascolta canzoni di Bob Marley mentre nel libro ascolta musica classica.
* Mentre nel film vengono inseriti dei sopravvissuti, nel romanzo originale Robert Neville è davvero l'ultimo uomo sulla Terra, e non esistono altri "immuni" come lui.
* Il romanzo è ambientato a Los Angeles, non a New York.
* Il cane Samantha (Sam) nel romanzo non fa parte della famiglia di Neville; è un randagio che il protagonista scopre dopo il disastro e da allora spende ogni giorno cercando di guadagnarsi la sua fiducia.
* Nel film Neville visita le case in cerca di cibo e altre cose utili. Nel libro, invece, Neville cerca soltanto gli infetti, con l'intento di ucciderli nel sonno. Si rifornisce di cibo nei supermercati.
* Nel film gli infetti sono presentati come creature animalesche e assassine, mentre nel romanzo esistono anche infetti più avanzati, capaci di parlare e di ragionare, che hanno una loro struttura sociale e progettano di ricostruire il mondo.
* Nel romanzo gli infetti sanno dove vive Neville (a differenza del film) e ogni sera si appostano fuori casa sua e gli intimano di uscire.
* Il finale del film è molto diverso da quello del libro: mentre nel film Neville (nel finale della distribuzione cinematografica) si suicida, facendosi esplodere con gli infetti per permettere ai sopravvissuti di salvarsi portando con loro la cura, nel romanzo invece il personaggio centrale si suicida con una pillola poco prima di essere giustiziato pubblicamente dagli infetti, che lo avevano catturato ed imprigionato, ritenendolo responsabile dell'uccisione dei loro simili.
* La differenza più importante e discussa (non solo dai fan del libro, ma anche dallo stesso autore, Matheson[senza fonte]) che si interpone tra il film ed il romanzo è il significato della frase (che poi è anche il titolo di entrambe le opere) "Io sono leggenda": nel libro, Neville diventa una "leggenda" tra i vampiri, che ormai costituiscono la condizione di "normalità", proprio come i vampiri precedentemente lo erano per l'uomo; pertanto, il suo ultimo pensiero è "Io sono leggenda", che è anche l'ultima riga del libro. Nel film, Neville diventa una "leggenda", perché offre la "cura" ai rimanenti sopravvissuti, garantendo così la salvezza dell'umanità e l'eventuale ritorno alla precedente "normalità" umana agli infetti. Inoltre il Robert del film ascolta continuamente la musica di Bob Marley; quando conosce Anna, che afferma di non conoscere il cantante, Neville parla di un suo disco: non ne viene mostrata la copertina, ma dal modo in cui Neville ne parla (ma anche dalle canzoni ascoltate) è molto probabile che si tratti proprio di Legend. Siccome Neville racconta ad Anna di come Marley, con la sua opera, abbia portato speranza nel mondo, viene creata una sorta di parallelismo tra i due "Legend".
* Nel romanzo gli infetti sono in realtà veri e propri vampiri, sono sensibili all'aglio e alla luce solare e hanno paura degli specchi.
* Neville nel romanzo è un alcolizzato e fuma, personaggio quindi molto diverso da quello per certi versi politicamente corretto presentato nella trasposizione.
* Nel film a causare la pandemia è stato un virus, nel libro un batterio.

Curiosità


* In uno dei notiziari registrati da Neville, si può intravedere sullo sfondo di due giornalisti la centrale Piazza San Carlo (Torino). La registrazione riguarda un collegamento avvenuto durante i XX Giochi olimpici invernali, che si sono svolti nel capoluogo piemontese nel 2006.



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